Premio dell'Ordine locale assegnato ai migliori interventi di restauro, riqualificazione e costruzione Targa per 11 edifici, dal centro Merz alla casa di Mastroianni È stato attribuito nei giorni scorsi, da parte della fondazione dell'Ordine degli architetti di Torino, il premio «Architetture rivelate», torinesi giunto alla quinta edizione. Il suo obiettivo è segnalare pubblicamente, tramite l'affissione di targhe, gli edifici che si contraddistinguono per la qualità del progetto e della realizzazione. Sono stati selezionati 11 edifici, realizzati a Torino e provincia, cinque dei quali sono risultato di un intervento di restauro e di riqualificazione, sei di nuova progettazione. Del primo gruppo fa parte la Fondazione Mario Merz Centro culturale e museale a Torino, progetto di Giovanni Fassiano e Cesare Roluti, con la consulenza artistica di Mariano Boggia: si tratta del recupero di un opificio dei primi del '900 a spazio di raccolta delle opere dell'artista. Segnalata è la trasformazione e sopraelevazione di un'autofficina in studio professionale, a Settimo Torinese, progetto di Andrea Morino e Massimo Martinelli. Sono stati poi selezionati i nuovi uffici comunali, divisione lavoro, a Torino, progettati da Sergio Manzone e Marina Gariboldi: sono stati ricavati in un edificio nato nei primi anni del '900 e sviluppato poi come polo di produzione Fiat di motori e parti meccaniche. A Sant'Ambrogio di Torino è stato prescelto il restauro dei ruderi del castello abbaziale, progetto di Lauretta Musso, Michele Ruffino, Carlo Vinardi, Gianfranco Vinardi, Maria Grazia Vinardi, Luciano Re, Barbara Vinardi, Flaviana Di Carlo, Monica Fantone, Giuseppe Dell'Aquila, Gian Luca Forestiero, Manuel Ramello e Mauro Paris. L'opera consiste nella messa in sicurezza delle rovine e nell'allestimento di una struttura ricettiva per 40 ospiti. Isabelle Toussaint, Iolanda Romano e Matteo Robiglio hanno recuperato un ex opificio facendolo diventare un «ufficio che fa bene all'ambiente», a San Salvario. Del gruppo delle sei nuove edificazioni fa parte il Palazzo Leonardo, a Torino, progettato da Alessandro Amirante ed Enrico Fop. È un edificio monolitico, tutto rivolto verso l'interno, con un cortile vetrato, quadrato, di 850 mq, comunicante con l'esterno tramite un unico taglio a tutta altezza. Ne fa anche parte la villa unifamiliare, a Torino, progettata da Alfredo Balmativola. C'è poi la casa-studio per lo scultore Umberto Mastroianni, a Torino, progetto di Enzo Venturelli: situata lungo la strada antica per Cavoretto, è espressione del concetto di «architettura spaziale-nucleare», così chiamata «perché realizzata in un'era che è dell'atomo». Inoltre, l'hotel Santo Stefano, a Torino, progetto di Roberto Gabetti, Aimaro Oreglia d'Isola e Franco Fusari. Esso, all'incrocio dei due corpi di fabbrica, ha inserito un volume parallelepipedo a pareti prevalentemente chiuse, che accoglie l'atrio a più piani. Di seguito, la casa Turigliatto, a Pratiglione, progetto di Sergio Ivano Pomero, affronta il tema della villa unifamiliare, risolvendolo in chiave razionalista. Infine, c'è l'edificio residenziale, a Orbassano, progetto di Giuseppe Servetti e Mirella Giacotto, composto da 41 unità abitative, raggruppate attorno a una corte.