Ferma non per incapacità operativa, ma per una precisa volontà politica, perché in città cè stato un immobiliarista "arrogante" e cè un partito dei costruttori e dei proprietari di aree pregiate pronti a cementificare quel poco che resta ancora disponibile. Meglio fermi che rischiare. Questa sembrerebbe essere la filosofia urbanistica di Palazzo San Giacomo. Se così fosse, lamministrazione non ne esce come lalfiere della legalità contro la prepotenza degli immancabili poteri forti, ma come listituzione che rinunzia a politiche di indispensabile rinnovo urbano per lincapacità di governare e annullare le possibili derive speculative. Se così fosse, lamministrazione con la sua prudenza e con i suoi ritardi su problemi seri e delicati come il centro storico, Bagnoli, zona orientale e periferie, sta preparando uneredità da sogno per chi verrà dopo e potrà disporre di ingenti risorse non spese, di una progettualità ancora tutta da sviluppare, di interventi sulla città appena avviati e dunque modificabili secondo convenienza. A fronte di queste prospettive, quel "non si tocca" non appare un severo ammonimento culturale e morale contro un possibile momento di barbarie edilizia - se così fosse, non ci sarebbe a Napoli persona assennata contraria a questa posizione intransigente - ma una sorta di mantra che esorcizza più concrete inadempienze e paure, oggi da riscrivere e integrare in parte alla luce dei noti eventi politico-giudiziari. Cominciamo dalle periferie. Su di esse si accesero i riflettori solo negli anni Settanta con le prime giunte di sinistra. Fu redatto il Piano delle periferie che, allindomani del terremoto del 1980, fu assunto come documento-guida per il recupero e la riqualificazione di estese aree periferiche della città. Da allora, più nulla o quasi, di importante e strutturale. Tutta lattenzione e la volontà di riscatto delle periferie si sono appuntate su pochissime iniziative e soprattutto sulla demolizione delle Vele di Scampia, che in numero di quattro delle sette originarie sono ancora lì. In compenso, a Scampia si insedierà a breve un corso di laurea della Facoltà di Medicina della Federico II, una soluzione che ricorda le brioches di Maria Antonietta al popolo parigino affamato. Sul centro storico invece i riflettori sono perennemente accesi. La missione di monitoraggio Unesco sè conclusa e ora si attendono decisioni. È indubbio che sia stato un successo per le associazioni cittadine che ne hanno richiesto lintervento. Intanto, il Grande Programma centro storico patrimonio Unesco è in forte ritardo. I quattro delegati che per conto delle rispettive istituzioni elaborarono nel settembre del 2007 il protocollo dintesa sono via via cambiati. Si dovrebbe ora andare alla firma dellaccordo di programma per dare avvio concreto alle operazioni di recupero e restauro urbano, ma il cambio dei referenti allontana una prospettiva a breve. Non è un danno, anzi, potrebbe essere una salutare occasione di ripensamento generale del programma che così come è impostato - per quel poco che si conosce - ingenera più duna perplessità sul successo finale delliniziativa. Al nuovo assessore comunale che verrà spetteranno in via prioritaria due compiti: progettare non sulla base dei risibili 200 milioni di euro ma di tutte le provvidenze che dal turismo al prossimo Forum mondiale delle culture sono disponibili e possono essere messe a disposizione del centro storico; aprirsi - finalmente, verrebbe da dire - al confronto con rappresentanze qualificate della città. Napoli merita lapporto delle sue espressioni culturali migliori e un confronto "a cose fatte", cioè a progetti già definiti, equivale il più delle volte al "prendere o lasciare". Sul centro storico dunque, ancora inadempienze e paura, sempre latente, dun Regno del Possibile riproposto sotto mentite spoglie. Su Bagnoli e zona orientale vi sono piani urbanistici e orientamenti già ben definiti. Per la zona orientale, solo interventi parziali in attesa della dismissione dei depositi carburanti. Per larea di Bagnoli, si viaggia con anni e anni di ritardi ma si procede, lentamente. Due i temi caldi in agenda della prossima, rinnovata giunta comunale: la rimozione della colmata e le aree "sensibili" oggetto, queste ultime, di polemiche politiche e piccate precisazioni giornalistiche per la coincidenza proprietaria tra aree e giornali. Sulla colmata, serve un atto di resipiscenza perché il costo della sua rimozione è cinque volte superiore allintero programma di intervento sul centro storico di Napoli. Sulle aree sensibili, si faccia chiarezza una volta per tutte perché non è possibile continuare a credere che Napoli non cresce anche perché vi sono situazioni del genere.