n danno dunque alla Sicilia, per giunta pagato con risorse preziose di carattere aggiuntivo, che avrebbero potuto essere indirizzate su altre criticità. Della Sicilia si vede soltanto una squallida passeggiata a mare, con luci livide di un autunno piovoso, e lunico prodotto esibito con ostentazione è unanonima e ossessiva spremuta darancia. Sorvoliamo sulla confusione dialettale, che fa parlare in puro stile acese il figlio di un palermitano. Bene fa lassessore ai Beni culturali a chiudere il rubinetto, ma non si poteva pensare a un controllo preventivo di qualità, fatto da esperti indipendenti, allinsegna del "prima vedere cammello, poi pagare denaro"? Seconda storia. A Palermo si restituisce alla fruizione pubblica, dopo un lunghissimo e costoso restauro, la Palazzina cinese, un edificio particolarmente attraente per lo stile eclettico che lo contraddistingue. Dichiarazioni enfatiche di sindaco, assessori, operatori turistici: unofferta in più per il turista in cerca di emozioni artistiche. Ora, se cè un settore dove gli occupati abbondano in Sicilia, è sicuramente quello dei beni culturali. Si è persino dovuto inventare lossimoro della "catalogazione infinita" pur di continuare a dare lavoro. Qualche obiezione di principio, subito superata in nome della necessità di non creare disoccupazione. E così via in tanti e numerosi casi. Meno per il bene artistico in questione, che può essere visitato solo la mattina, da non più di tre gruppi composti in teoria da venticinque persone. Per prenotare occorre rivolgersi a due numeri di telefono cellulari in uno strettissimo spazio di tempo. Bene. I numeri risultano, come poteva prevedersi, sempre occupati o addirittura non attivi. I gruppi, confessa una gentilissima telefonista raggiunta allultimo minuto, sono già formati fino ai primi giorni dellanno nuovo. Non saranno composti come preannunciato, ma con un allargamento, che li porterà «più o meno» a quota cinquanta. Che vuol dire «più o meno» ed è possibile essere inseriti nei più? «Si faccia risentire nei prossimi giorni», conclude la telefonista, mantenendo un tono amicale. Il paradosso: davvero manca il personale per poter seguire più visite al giorno? E, nellepoca di Internet, bisogna proprio affidarsi ai capricci di un cellulare e alla buona volontà di unaddetta, che candidamente confessa di non essere poi affatto certa che la prenotazione della visita corrisponda a uneffettiva presenza del soggetto interessato? Sicché, dice ammiccante, «se proprio non può rimandare, lei venga e speri nella fortuna». Un evento culturale di tutto rispetto si trasforma in una sorta di riffa in salsa siciliana. Terzo frammento. Restiamo in un contesto cittadino. Giornata di scadenze nellagenzia di una banca che porta il nome della Sicilia. Dopo quattro giorni di vacanza, solo due casse aperte e altrettante deserte. Gli impiegati gestiscono la fila miscelando regolamenti e buonsenso, tanto da sospendere lerogazione dei biglietti tagliacoda per sbrigare le pratiche dei clienti presenti nei locali dellistituto di credito. Venti minuti prima della chiusura pomeridiana, vengono anche serrate le porte, per permettere ai cassieri di smaltire il lavoro. Poi, con precisione svizzera, alle 15,45 lattività viene sospesa. Ai correntisti stupiti i dipendenti raccontano che lo stipendio che percepiscono non copre gli straordinari e che comunque bisogna inveire contro lazienda che, da un lato, dichiara migliaia di esuberi di personale e, dallaltro, lascia in trincea due soli cassieri a sbrigare centinaia di operazioni. I clienti, innervositi, rifiutano di lasciare lagenzia e chiamano i carabinieri. Lo stesso fa il direttore. Lepilogo è rappresentato dallimmagine di un appuntato che conduce gli utenti fuori dalla banca, invitandoli a tornare lindomani. La maggior parte di loro è lì da parecchie ore, per pagare la rata del mutuo. Così, mentre nel resto del mondo le forze dellordine presidiano le banche assediate da persone che vogliono ritirare i propri risparmi, in Sicilia vengono convocate per fare uscire persone che sono lì per pagare. E che per farlo, oltre a sopportare gli aumenti dei tassi, devono passare attraverso rivendicazioni sindacali e code che superano la giornata di attesa. Nella Sicilia di fine anno, i soldi si sprecano o si fa di tutto per non incassarli.