POMPEI (Napoli) - Piove, sulle rovine. E sulla rovina di questo patrimonio allo sbando. Bisogna girarli gli scavi di Pompei, per capire. E in questi giorni è tutto molto più triste, non soltanto per il freddo umido che ti penetra le ossa. I primi di luglio il Corriere denunciò lo stato di infimo degrado di questo patrimonio che lUnesco ha decretato dellUmanità. Il governo non si fece attendere: immediata la nomina di un commissario straordinario per lemergenza di Pompei. Rulli di tamburi ad accompagnare le parole del ministro Sandro Bondi: «Il commissario resterà in carica un anno, con poteri concreti. Il grande interesse del governo su Pompei servirà a dirottare qui tutte le risorse possibili. Quelle private, innanzitutto, anche straniere». Fino ad oggi non si è fatto altro che dirottare i 40 milioni di euro che giacevano nelle casse della Sovrintendenza verso quelle del commissario straordinario. Senza nemmeno investirli. O quasi. Sei mesi dopo la montagna ha partorito un topolino. Il commissario straordinario, il prefetto Renato Profili, aveva promesso per Pompei fuoco, e soprattutto fiamme. Vigilantes privati (e griffati) da mettere a guardia delle case di Pompei, le centinaia in mezzo agli scavi chiuse da chissà più quanto. Tutte da riaprire al godimento del pubblico, in un batter docchio. Oggi a Pompei sono arrivati, sì e no, una decina di custodi presi in prestito dagli scavi delle aree vicine. E le case sono rimaste chiuse. Ad essere precisi: al coordinamento dentro gli scavi precisano che ben sei case sulle circa 1500 di Pompei sono state riaperte in sei mesi. Calcolo elementare: una casa al mese. E ci voleva tutto questo can can per dare un giro di chiave alla casa del Meleagro dove non sono stati tolti nemmeno i vecchi puntelli allingresso? Ma anche: davvero si può dire di aver riaperto la casa dei Dioscuri quando non si può andare oltre latrio? Certo: la visita alla meravigliosa casa ritrovata di Apollo potrebbe giustificare da sola una trasferta a Pompei. Ma poi, usciti da lì? Quanta tristezza per le sorti della Torre di Mercurio e di tutta la zona circostante? Ma ce ne è quanto si vuole da essere tristi a Pompei. Basta andare giù per tutta via Vesuvio o via Stabiana e non trovare nemmeno una casa da visitare o una bottega o una taverna e desolarsi a leggere i cartelli di lavori in corso che annunciano consegne mai avvenute, come quella di Lucio Cecilio Giocondo dove già in marzo avrebbero dovuto essere finiti i restauri. Eppure sono tutte case inutilmente segnalate sulle cartine (aggiornate) con i numeri dellaudioguida. Qualche esempio? Magari funzionano con il lotto: 35 (le Terme), 49 (la casa del Citarista), 46 (Tempio di Asclepio), 45 (Teatro Piccolo), 43 (Teatro Grande). La casa dei Casti Amanti non ha numero: sono 21 anni che è un immenso cantiere abbandonato. Per carità: non si può dire che a Pompei non sia stato fatto niente. Alla casa dei Vettii da qualche giorno è stata montata una gigantesca impalcatura per i restauri che blocca tutto lingresso dei vicolo. E la casa degli Amorini dorati (non toccata da mezzo restauro dal 2004) si può visitare su prenotazione. Soltanto che per prenotare bisogna andare almeno un giorno prima su un sito internet che nessuno segnala in alcun luogo. Poi ci sono le fontanine: per attivare acqua (potabile?) nelle vecchie fontane di Pompei Profili si è battuto come un leone contro i veti del soprintendente Giovanni Guzzo. Che invece quando a ottobre è arrivato a Pompei il Santo Padre ha scritto allarcivescovo, alla procura e pure ai carabinieri pur di far rimuovere una struttura mobile di benvenuto approvata dal commissario. «È così da sempre il rapporto tra Profili e Guzzo. E noi continuiamo a farci ridere dietro dal mondo». Antonio Irlando, responsabile dellOsservatorio del patrimonio culturale, allarga le braccia. Lui ci ha provato inutilmente a scrivere al ministro Bandi e segnalare la «confusione gestionale» degli scavi di Pompei, con il commissario e il soprintendente che ormai hanno preso posto in commedia come «i duellanti». Dice blando: «La verità è che invece di attivare un progetto organico vero per gli scavi si sta perdendo tempo dietro alle quisquilie. Come le bancarelle spostate di cento metri. O le luci messe per pochi metri allingresso degli scavi». In realtà il commissario si è adoperato anche di chiudere subito il ristorante dentro le rovine, moroso da tempo. Ma non di riaprirne un altro. La struttura, che è poco dopo i Granai (ancora zeppi di reperti accatastati), oggi è aperta soltanto per le toilettes: approfittatene, sono le uniche in 44 ettari di visita.