Lo dice lui, direttamente. Anche da Parigi, dove si trova fino ai primi di gennaio, in giro per mostre, naturalmente, per disintossicarsi da Napoli: «Una cura che consiglio a tutti: i problemi si osservano meglio». Si osservano meglio anche le accuse che il sindaco Iervolino ha lanciato contro le organizzazioni della società civile che «parlano tanto e non fanno assolutamente nulla»? «Be', non si può negare che a Napoli c'è chi si è chiuso nelle torri d'avorio, a Palazzo Marigliano o a Palazzo Serra di Cassano». Quindi il sindaco ha ragione? «Macché. Andiamo per ordine. Gli avvocati, i filosofi, gli imprenditori devono fare il loro mestiere. Solo lavorando per il proprio bene e per quello della propria categoria fanno anche il bene della città. È un tipo di società civile, ma soprattutto efficiente, che a Napoli è sempre stata scarsa». Però? «Però, mi dispiace che una persona attenta come la Iervolino non si accorga che ormai, da tempo, è lei stessa a parlare, parlare, parlare e non fare assolutamente nulla. Si comporta come le organizzazioni della società civile che critica. In questo periodo sembra attenta solo alla salvaguardia di se stessa. Non rappresenta la città, né quella civile né quella incivile. E, secondo me, non ha nessun titolo per esprimere giudizi». Un'analisi impietosa, la sua. «La Iervolino più che sola mi sembra isolata. Ed è lei, in fondo, che si è staccata dalla cosiddetta società civile napoletana, fino a non conoscere i problemi della città». Il sindaco ha anche detto che in questi giorni le sembra di rivivere quelli del sequestro Moro, naviga nelle nebbie. «E ce ne siamo accorti tutti. La Iervolino è ormai cieca verso i problemi della città ed è stata cieca anche verso chi le stava accanto. Ma per il ruolo che ha, per il posto che occupa in questa città, non le era consentito di essere cieca. Gli intellettuali possono avere e hanno una forte responsabilità per il degrado in cui vive Napoli, ma la responsabilità maggiore è quella del primo cittadino». Quali sono le principali colpe della società civile? «Sono tante e vengono da lontano. Ne dico una sola: ma come si fa a essere ancora fermi alla mitologia dei martiri della Repubblica napoletana del 1799? Sono passati oltre due secoli e viviamo ancora con questi fantasmi? È che non c'è solo una rottura tra il sindaco e la società civile, ma c'è pure una frattura tra la società civile e la città». Come se ne esce? «Per adesso non se ne esce. Ci vorranno diverse generazioni affinché questo rapporto si ricrei o, sarebbe meglio dire, nasca davvero. Siamo stati sconfitti». E chi ha vinto? «Non ha vinto nessuno. La tragedia è questa».
CAMPANIA - Il soprintendente al Polo Museale, Nicola Spinosa, non lo manda mai a dire.
Il sindaco Iervolino ha lanciato accuse contro le organizzazioni della società civile che parlano ma non agiscono. Il critico, che si trova a Parigi, sostiene che il sindaco ha ragione e che le organizzazioni della società civile si sono chiuse nelle torri d'avorio. Il critico accusa il sindaco di essere isolato e cieco verso i problemi della città, mentre sostiene che gli intellettuali hanno una forte responsabilità per il degrado in cui vive Napoli. Il critico sostiene che la società civile è fermata nella mitologia dei martiri della Repubblica napoletana del 1799 e che ci vorranno diverse generazioni per ricreare o nascondere questo rapporto. La tragedia è che nessuno ha vinto.
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