«Soru si dimette, sconfitto sull' urbanistica», così titolava La Repubblica qualche settimana fa alla notizia delle dimissioni del presidente della Regione Sardegna. Al Comune di Roma, le strategie che il sindaco Alemanno vuole mettere in campo per dare in breve tempo il segnale di un nuovo corso, ruotano in gran parte attorno alle politiche urbanistiche e architettoniche (l' allucinata demolizione dell' Ara Pacis o lo stop al costruendo parcheggio sul Pincio), alle capacità edificatorie del piano regolatore e alla possibilità di ampliarne le maglie, del resto già abbastanza larghe. Anche a Milano la maggior parte dei più recenti atti amministrativi stanno riguardando le grandi trasformazioni urbane, le rigenerazioni di aree ex industriali (Santa Giulia, Sesto San Giovanni, la Falck) o aree come l' ex quartiere fieristico City Life, in attesa delle grandi opere per l' Expo del 2015. Anche a Napoli, «la città più regolata d' Italia» secondo il sindaco Iervolino, quella «con il piano regolatore più preciso», questo stesso piano, i suoi vincoli, le sue strategie di sviluppo, la sua stessa impostazione fondata su quell' "ambientalismo urbano" caro all' ex assessore Vezio De Lucia, sono diventati uno dei punti critici sui quali si sta concentrando il dibattito sulla crisi amministrativa. Secondo il sindaco, buona parte delle critiche che le sono state rivolte nell' ultimo delicato periodo sono da attribuire agli eccessi regolativi del piano vigente, da parte di costruttori il cui unico obiettivo è sgretolare il sistema delle tutele approfittando della debolezza amministrativa. Insomma, secondo alcuni (e il sindaco è tra questi) le difficoltà che stanno avvolgendo larghi settori della macchina comunale e della classe dirigente possono essere semplificate e ricondotte a più comprensibili e gestibili scaramucce immobiliari e di tutela del verde residuo, nelle quali 'o piano regolatore ritrova il suo ruolo di strumento cardine e sempre utile a essere rimesso ogni tanto in mezzo e in discussione. Un destino curioso, quello del piano regolatore, perché, nonostante sia uno strumento amministrativo tra i più deboli e "malleabili", vittima continua di varianti, interpretazioni, accordi di programma, deroghe e vincoli in scadenza, da tutte le parti in campo è visto come l' attrezzo giusto da utilizzare nei momenti di difficoltà, per schermirsi o per accusare l' avversario, sia di averlo fatto, sia di non averlo fatto o di non averlo fatto nel modo giusto. In questa città, è dai tempi di Lauro che il piano regolatore tende a essere visto, anche nell' immaginario comune, come custode di una giustezza "rassicuratrice", nella quale le regole urbanistiche sono utili soprattutto come misura di riferimento per la dimensione dell' abuso e della devianza edilizia. Regole, quindi, non tanto utili in sé, quanto nella tecnica del confronto. E il confronto dice che Napoli, tra le grandi città italiane, effettivamente è quella più vincolata, almeno sulla carta. Dove le residue aree di verde sono state sottoposte a tutela integrale e trasformate, dove possibile, in una corona di parchi in grado di salvare quello che è stato lasciato dalla speculazione degli ultimi quarant' anni. Il confronto dice che le norme per il centro storico interessano un' area tra le più ampie d' Italia, ben oltre il nucleo del centro antico, sottoponendola a una classificazione tipologica minuziosa e puntuale. Ma il confronto dice anche che, nonostante questa griglia normativa esatta e stretta, il centro storico non soffre soltanto di una mancata salvaguardia, ma innanzitutto di una totale assenza di scenari per il futuro, magistralmente rappresentata dai pochi milioni di euro per i quali si sta discutendo "strategicamente" da più di un anno. Il confronto dice, per fare un altro esempio, che il caso Bagnoli, e cioè quello che per tutte le altre grandi città europee e italiane sarebbe un' ordinaria riqualificazione industriale, di dimensioni e con flussi finanziari simili a decine di altri casi già completati in pochi anni in tutta Europa, si è trasformato, nonostante nel piano regolatore l' area sia ben regolata e normata, in un simbolo di inefficienza talmente gigante che ci si sta perfino dimenticando di esso e delle grandi possibilità che potrebbe offrire in termini di attrezzature, servizi, infrastrutture e verde pubblico. Insomma, non pare arrivato ancora il tempo in cui un piano regolatore sia capace di decidere il destino di una città e, forse, i motivi della crisi sono da cercare e trovare altrove.
NAPOLI - URBANISTICA: si fa presto a incolpare il piano regolatore
Il piano regolatore è uno strumento amministrativo molto malleabile e soggetto a varianti, interpretazioni e deroghe. È visto come un atto utile per schermirsi o per accusare l'avversario, sia di averlo fatto, sia di non averlo fatto o di non averlo fatto nel modo giusto. A Napoli, il piano regolatore è visto come un "custode di una giustezza rassicuratrice", ma in realtà è un documento che non decide il destino di una città. La città è vincolata, con aree di verde tutelate e trasformate in parchi, ma il centro storico soffre di una totale assenza di scenari per il futuro.
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