E' una riflessione critica quella che l' Ordine degli architetti di Milano fa sulla politica di urbanistica della giunta Moratti. Una delibera appena approvata in consiglio comunale dopo accese polemiche, che fa salire l' indice di edificabilità con lo scopo di riportare la città a due milioni di abitanti. Che non saremmo in grado di sopportare, avvertono però dall' Ordine. «Un vistoso programma d' intervento, 70 milioni di metri cubi: poco meno del volume destinato alla residenza a Bologna e a Firenze - dice la presidente Daniela Volpi - che l' amministrazione ha cercato di nobilitare con due tesi: il concetto di densificazione e l' housing sociale». Ma che trascurerebbe i problemi della città che deve guardare all' Expo e che si riassumono nella «inadeguatezza infrastrutturale». A dimostrarlo c' è l' esperienza quotidiana: «Il traffico selvaggio, l' inefficienza dei mezzi pubblici, l' inquinamento, le strade e i marciapiedi a pezzi, come le pozzanghere nei giorni di pioggia e neve dimostrano». Si punta al 2015. Ma la preoccupazione è per la «Milano di oggi, a cui viene attribuita una posizione marginale nella cerchia delle grandi città: quando si tira in ballo l' Expo sarebbe opportuno ragionare (soprattutto dopo il flop di Saragozza) con meno trionfalismi e maggiore lucidità». Sull' ipotesi di aggiungere altri 700mila abitanti: «Né il capoluogo né la sua provincia hanno la spinta per reggere naturalmente il ripopolamento ipotizzato dall' amministrazione, cui dovrebbero dare invece apporto i rientri, una popolazione giovane e presumibilmente straniera». E allora eccoli, i dubbi: «Basterà la casa a basso costo per trasformare i nuovi arrivati in cittadinanza? Non si pone un problema di attrezzature (il verde, ma anche la scuola) sacrificate con disinvoltura al dio cemento e di infrastrutture esteso alla Milano lontana dai quartieri alti?». Gli architetti hanno una ricetta: Milano dovrebbe pensare alle reti invece di aggiungere nuovi «insediamenti». Non dovrebbe ragionare sempre in una «visione immobiliaristica e milanocentrica» come il piano parcheggi ha dimostrato. Avere un' ottica metropolitana. Tenendo conto anche «della città altra che il piano di governo del territorio sembra trascurare. E senza dividere artificiosamente e irresponsabilmente il destino degli insediamenti privilegiati da quello che attende l' altra città a Milano e nel suo hinterland».