Christillin e Vergnano: impossibili altri risparmi Cè chi ipotizza di ridurre le produzioni ma è un controsenso: per noi sono una risorsa del bilancio Se ci tolgono anche solo un altro milione non saremo in grado di aprire dopo la prossima estate Aumentare il prezzo del biglietto? Avrebbe quale unico effetto quello di trasmettere unimmagine elitaria «Anche un solo milione in meno nei contributi del Comune - dice la presidente dello Stabile Evelina Christillin - e non solo non saremo in grado di aprire le sale dopo la prossima estate, ma possiamo già da adesso anticipare che il bilancio consuntivo del 2009 indicherà un disavanzo». Le fa eco il sovrintendente del Regio Walter Vergnano: «Per ora non abbiamo certezze su quanto arriverà, ma un dato è certo, se tagliamo le produzioni i costi aumentano e non diminuiscono come si potrebbe pensare. Le produzioni per noi sono una risorsa. Tagliare non ha senso, tanto varrebbe chiudere. Si può anche farlo, dopodiché ci devono spiegare perché si taglia su un settore che sta guadagnando pubblico». La tesi è comune, il fondo del barile è stato raschiato e non rimane molto altro da fare per migliorare i bilanci. A meno che lanno nuovo riesca a materializzare sponsor privati nei panni di generosi e tardivi Santa Claus disposti a fare crescere la colonna delle entrate. Ipotesi sempre possibile ma assai improbabile in tempi di vacche sempre più magre come quelle che si vanno ad annunciare. Vero che per il Regio il contributo di Iride è cresciuto ad un milione, ma altrettanto vero, come ha sottolineato al termine dellultimo consiglio di amministrazione il sindaco Chiamparino che si parla ancora una volta di aziende partecipate del Comune «In fondo è una partita di giro, a mettere i soldi siamo sempre noi». Aumentare il costo del biglietto è unipotesi percorribile ma poco amata. Non ci crede il sovrintendente Vergnano, che la considera una politica sbagliata perché «non otterrebbe altro risultato se non quello di comunicare unimmagine elitaria che mi sembra del tutto controproducente». La presidente dello Stabile non la ritiene unidea saggia in questo momento: «i nostri prezzi sono poco più alti di quelli del cinema e possono essere considerati prezzi popolari. Però non credo sia questa la strada da seguire, rischieremmo di perdere parte del pubblico che abbiamo conquistato in questi ultimi anni senza modificare in modo significativo il peso delle entrate». Quello che invece si può ancora fare, dice ancora Christillin è ritoccare il costo dellaffitto delle nostre sale: «Se vogliono il Teatro Carignano ad esempio, potremmo pensare di farlo pagare qualcosa in più. Nel frattempo, se calano i fondi potremmo essere costretti a rinunciare ad una sala di mille posti come il Teatro Nuovo, che per noi si è rivelata una grande risorsa nel caso di spettacoli da tutto esaurito». Unocchiata ai bilanci dello Stabile e le conseguenze della scure piovuta sulle spese con la nuova gestione sono evidenti: in tre anni una riduzione che supera il 53 per cento, con un passaggio da un bilancio di oltre 35 milioni di euro nel 2006 ad uno di poco superiore ai 16 milioni nel 2009. Si potrebbe obiettare che il 2006 era lanno olimpico ma nel 2005 il bilancio si chiudeva comunque a 23 milioni di euro, sette milioni in più rispetto a quello attuale. Delle due luna, o la gestione Fonsatti-Christillin-Martone è severa ai confini con la tirchieria, oppure negli anni passati lallegria generale non ha fatto riflettere sulla possibilità che i costi avrebbero potuto essere contenuti. Sono state tagliate consulenze (ne sono scadute 12 che non sono state rinnovate) cè stato un taglio si 1 milione sullo staff dirigenziale, sono stati rivisti contratti telefonici e attività, spiega il direttore Filippo Fonsatti. In compenso sono cresciuti abbonamenti e spettatori, un segno positivo del 19 per cento dal 2006 ad oggi. E le sale che prima si riempivano non oltre il 60 per cento, adesso si riempiono al 90. Sul bilancio dello Stabile transitano poi 2 milioni di euro del Comune e 300 mila euro della Regione che in realtà non sono diretti allo Stabile ma al Sistema Teatro Torino e alle compagnie teatrali piemontesi. E a chi obietta che la lirica rappresenta una nicchia di grande privilegio nel panorama della cultura italiana, il sovrintendente Vergnano replica con stizza che «mentre tutto il mondo ci invidia la lirica e su questa continua ad investire, in Italia i tuttologi parlano di ambiti che non conoscono. Se il pubblico negli ultimi anni è aumentato, come si fa a sostenere una tesi del genere?». Nel bilancio del Regio quasi 5 milioni di euro entrano per abbonamenti e biglietteria, lo Stabile incassa poco di meno, 4 milioni e 36 mila euro, una cifra comprensiva di raccolta pubblicitaria e noleggio degli spazi. Le spese per il personale nel tempio della lirica sfiorano i 21 milioni di euro per i 379 dipendenti impiegati (45 quelli a tempo determinato), allo Stabile invece le spese sono scese del 49 per cento in tre anni e nel bilancio del 2009 non superano i 3 milioni e 786 mila euro. I lavoratori della lirica guadagnano qualcosa in più dei loro colleghi: allo Stabile uno stipendio medio di un tecnico si aggira sui 1.500 euro al mese.
PIEMONTE - Stabile e Regio, il fiato corto delle fabbriche del teatro
Il Regio e lo Stabile di Torino hanno presentato i loro bilanci consuntivi per il 2009. Il bilancio del Regio mostra un disavanzo di 4 milioni di euro, mentre quello dello Stabile indica un disavanzo del 53% rispetto al 2006, con un passaggio da 35 milioni di euro a 16 milioni di euro. Le spese per il personale nel Regio sono state ridotte del 49% in tre anni, mentre quelle dello Stabile sono aumentate del 10%. Il sovrintendente del Regio, Walter Vergnano, sostiene che le produzioni sono una risorsa del bilancio e che tagliarle non ha senso.
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