Difficile capire cosa accada tra Lombardo e gli alleati o perché il sindaco abbia tolto i vincoli sul traffico Ci muoviamo ormai alla cieca, senza pensare e senza progettare, inseguendo con crescente fatica i confusi rumori della quotidianità. In queste condizioni noi fingiamo di capire, ma in realtà non facciamo altro che adeguarci furbescamente alle situazioni, anche le più scomode. Cè qualcuno che sia in condizione di comprendere, in questi giorni, che cosa stia accadendo veramente allinterno del Palazzo della Regione tra il presidente Raffaele Lombardo e la sua maggioranza e spiegarci come politici di lungo corso possano condividere lo stesso disegno e contemporaneamente scambiarsi messaggi al vetriolo? E cè qualcuno capace di illustrarci come sia possibile, mentre si continuano a raccogliere i morti che le nostre strade anguste e malridotte ci consegnano, credere a coloro che promettono (da trenta e più anni) limminente realizzazione del ponte sullo Stretto e la costruzione in giro per lIsola di nuove arterie a quattro corsie? Si potrebbe con questi interrogativi, che non trovano mai una risposta, continuare allinfinito. Domandarci, ad esempio, che senso hanno le ultime disposizioni a Palermo del sindaco Cammarata che ha sciolto per il periodo natalizio tutti i vincoli in materia di traffico: possibile che le polveri sottili, per il periodo festivo, cioè nelle settimane di maggiore circolazione delle macchine, abbiano cessato di costituire un pericolo per la salute dei palermitani? Nessuno ovviamente si è posto queste domande, e tutti felici abbiamo ripreso a girare per la città. Non vanno meglio le cose se dalla Sicilia alziamo lo sguardo e osserviamo quello che accade nel resto del Paese. Ci sfugge la logica che sottende il comportamento della nostra classe dirigente davanti alla crisi finanziaria che ci affligge. Quello che si vede è un comportamento schizofrenico, ma i consensi nei riguardi del governo e del suo leader, malgrado linconsistenza dei risultati, continuano a essere in progressiva crescita. In queste condizioni tutto è possibile: anche fare e disfare contemporaneamente gli stessi provvedimenti. E infatti si discute di federalismo fiscale e si abolisce lIci, si valorizza il lavoro straordinario detassandolo e, dopo qualche settimana, si propone di ridurre le ore di lavoro nelle aziende. Per lAlitalia in crisi, in nome dellitalianità si rinuncia a venderla a un acquirente straniero ma, di contro, la nostra compagnia aerea viene ridimensionata, parte del personale licenziato e i debiti, accumulati in anni di facile finanza, pagati dai contribuenti italiani. Un risultato disastroso, che tuttavia lopinione pubblica non percepisce o, meglio, rifiuta di percepire. Ma non è tutto. Si riducono i finanziamenti per luniversità, per la scuola e per la sanità ma, malgrado la penuria di liquidità, il ministero dei Beni culturali arricchisce il già ricco (ma trascurato) patrimonio artistico nazionale di una splendida scultura lignea, sembra opera di Michelangelo, che il ministro Bondi ha acquistato per la modica somma di tre milioni e 250 mila euro. Lopera, che raffigura il Cristo in croce, è stata portata, per il godimento di deputati e di senatori, in Parlamento. Forse in seguito farà il giro dItalia. La gente rinuncia a capire, applaude e fa ressa attorno al potere ogni qualvolta si materializza fuori dagli schermi televisivi. Rivive così lanatema di Friedrich Nietzsche: «È freddo anche nel mentire; e la menzogna che esce dalla sua bocca è questa: "Io, lo Stato, sono il popolo!"». La crisi economica che ha travolto il mondo finanziario e del lavoro è stata al centro delle omelie della notte di Natale. Ne hanno parlato tutti e in tutti i luoghi, ma le parole che sono rimaste impresse sono quelle del cardinale Tettamanzi. Egli ha invitato a «un supplemento speciale di fraternità» e ha invocato «gesti concreti di solidarietà» nella sobrietà. Da qui lidea di costituire un fondo di un milione di euro per i disoccupati, chiedendo alle comunità cristiane della diocesi di Milano di contribuire concretamente a questa iniziativa rimandando spese non urgenti o destinando percentuali del bilancio parrocchiale. «La distribuzione dei fondi tuttavia non avverrà - ha precisato il cardinale - immediatamente ma nei prossimi mesi e non sarà a pioggia ma a destinazione mirata» perché «queste risorse non devono essere una forma di assistenzialismo, affinché chi perde il lavoro non perda anche la propria dignità». La decisione del presule di Milano è stata interpretata in vario modo. Qualcuno ha visto addirittura nel suo gesto un ritorno a pratiche medievali. A noi è apparso nel buio solo un segno di luce, invitante perché somiglia molto al bagliore del presepe.