Camminandoci, come mi è capitato in questi giorni, per attraversare, scendendo da Materdei il quartiere della Sanità fino a piazza Cavour, ci si imbatte in scenari diversi. Nei pressi del cimitero delle Fontanelle le insegne del Natale appaiono rade e dimesse. Poca gente per strada che comincia a infittirsi per assumere, solo in prossimità del caotico mercato allaperto nel centro del quartiere, i tratti di una folla attirata dal richiamo di bancarelle o di rivendite di alimentari tipici della festività. Nessuna traccia, però, di addobbi e arredi per le feste, né di vetrine accattivanti che invogliano allacquisto di beni di consumo voluttuari. La bellissima struttura del palazzo dello Spagnolo si staglia disadorna nel degrado circostante, come collocata in un tempo che non segna il volgere delle stagioni. Solo la basilica di Santa Maria si apre allesterno con le sue porte spalancate, evocando unintensa spiritualità con il suono di una musica sommessa. È laltra faccia del Natale a Napoli. Quella vissuta nella parte periferica di un centro storico immaginato e disputato come grande museo allaperto in cerca di improbabili restauri. Non più pensato né vissuto come luogo di una identità strategica da recuperare e valorizzare sul piano economico e sociale, prima ancora che architettonico e urbanistico. In questi giorni si è scritto molto sulla necessità di dar vita a un nuovo ciclo politico. Ma si è anche sottolineata la difficoltà di realizzarlo in assenza di personalità politiche capaci di interpretarlo. Né lipotesi del rimpasto, né quella del ritorno alle urne sembrano però chiamate in causa per cominciare ad affrontare, su basi nuove, il problema di fondo della città: quello del riequilibrio delle sue diverse anime sociali e culturali. Nei giorni scorsi, pescando tra i ricordi che ci offre la memoria storica, Amato Lamberti, su "Il Corriere del Mezzogiorno", ha evocato linchiesta Saredo, la grande istruttoria che, allinizio del secolo scorso, mise a nudo la corruzione e il malaffare che permeava il sistema amministrativo-politico della città. Linchiesta, però, dispiegò i suoi effetti più significativi mobilitando, a livello locale e nazionale, le forze politiche su un grande programma di riconversione urbana che rimodellò il sistema produttivo dellex capitale. Questi non sono più i tempi di Saredo e di Francesco Saverio Nitti, ma, come allora, rimane immutata lesigenza di incidere sui meccanismi della produzione per riavviare la modernizzazione della città. Tornando, poi, al ricambio della classe politica municipale, non si tratta esclusivamente di definire e attuare quella regia strategica del governo delleconomia urbana, che finora è mancata. Bisogna piuttosto ripensare la tipologia e la qualità stessa del personale politico. La nuova, ennesima, emergenza di questi giorni suggerisce lopportunità di emanciparsi dai condizionamenti partitocratici e il sindaco, Rosa Russo Iervolino, sembra aver scelto di guardare al grande serbatoio dellUniversità napoletana per marcare lemancipazione da ogni condizionamento. Lobiettivo primario resta quello del ristabilimento della credibilità delle istituzioni, ma premono anche altre questioni. Per affrontare problemi come quello della vivibilità del centro storico, di Bagnoli, o delle periferie devastate dalla camorra, non bastano i galloni conquistati sul campo di unonorevole carriera accademica, né la fama di autorevoli ex prestati dalla politica nazionale. Serve uno sforzo congiunto della politica nazionale e locale per identificare tra le energie migliori della città e del Paese i manager dellamministrazione, tecnici ed esperti di sistemi urbani, abili nel dialogare con la burocrazia municipale, ma anche capaci di imporle con fermezza quei cambiamenti nellorganizzazione che abbiamo atteso invano nei venti anni di governo del centrosinistra. Una formula magica, quasi, che non sembra alla portata delle nostre attuali aspettative, ma che deve pure costituire, da ora in poi, il modello a cui guardare in ogni discorso, ogni studio, ogni esperimento sul governo della nostra città. Sia per il rimpasto preannunciato che per leventualità, non remota, di un confronto elettorale.