CONFERMATA LA SCOPERTA ANTICIPATA DAL MATTINO. È LA PIÙ GRANDE TRA QUELLE RITROVATE Nel cantiere del metrò di piazza Municipio emerge anche la terza barca, la più grande: lunga 13,50 metri e larga 3,60. Si trova anch'essa nei pressi della banchina di ciottoli calcarei e pali lignei. I livelli stratigrafici fanno ritenere che l'imbarcazione risalga a un periodo compreso tra il I e il II secolo dopo Cristo. Potrebbe essere proprio questa barca a finire nella teca che gli esperti francesi del laboratorio «Arc Nucléart» di Grenoble hanno avuto mandato di costruire. Il nuovo reperto è l'ennesima testimonianza che sotto la piazza giace per intero il porto di Neapolis, uno scalo che 2000 anni fa era tutt'altro che marginale per le rotte dell'impero romano. Tutto confermato: dal cantiere del metrò di piazza Municipio emerge anche la terza barca, quella conservata meglio di tutte e anche la più grande con i suoi 13,50 metri e larga 3,60. Si trova anch'essa nei pressi della banchina di ciottoli calcarei e pali lignei. I livelli stratigrafici che sono stati riportati alla luce fanno ritenere che l'imbarcazione risalga a un periodo compreso tra il I e il II secolo dopo Cristo. E forse, potrebbe essere proprio questa barca a finire nella teca che gli esperti francesi del laboratorio «Arc Nucléart» di Grenoble hanno avuto mandato di costruire. Il nuovo reperto è l'ennesima testimonianza che sotto la piazza giace per intero il porto di Neapolis, uno scalo che 2000 anni fa era tutt'altro che marginale per le rotte dell'impero romano. Un ritrovamento che ha messo in fibrillazione l'amministrazione e la sovrintendenza con un susseguirsi di riunioni. Interpellato al riguardo Stefano De Caro, il sovrintendente regionale ai beni archeologici ha puntualizzato: «Non mi occupo di barche, ma di programmazione economica». La notizia della nuova scoperta è arrivata nella tarda mattinata di ieri, tanto che il vicesindaco Rocco Papa alle 12 si è precipitato al cantiere per un sopralluogo, con lui uno stuolo di tecnici della metropolitana e il presidente Giannegidio Silva accompagnato dal direttore tecnico dei lavori Gianfranco Pomicino. Il ritrovamento non è stata una sorpresa, anzi: di indizi nei giorni scorsi ce ne sono stati tanti. La certezza è arrivata quando lo scanner ha fotografato in maniera tridimensionale il reperto. A quel punto la sagoma della nave è stata individuata e già evidenziata nel cratere del cantiere. Soddisfatto il vicesindaco il cui primo pensiero è stato quello di rasserenare le maestranze: «Non ci saranno rallentamenti dei lavori per la metropolitana, su questo posso tranquillizzare tutti». Sul ritrovamento è più esplicito: «Innanzitutto è la conferma che ci troviamo di fronte a una scoperta di tipo eccezionale, perché si tratta della conferma che il porto era un porto importante e molto attivo e che la sua localizzazione precisa è in quella zona della città. Poi c'è da dire che rispetto alle prime due imbarcazioni questa che sta emergendo, oltre a essere la più grande, è quella conservata meglio. Certo, toccherà alla sovrintendenza stabilire se sarà questa a essere esposta, ma abbiamo buoni motivi per ritenere che abbia le carte in regola. Del resto necessita di restauri più lievi rispetto alle altre due». Non a caso ieri a Palazzo San Giacomo si è tenuta una lunga riunione proprio per stabilire come fare la teca e dove collocarla. La tecnica che sarà usata è quella che Laurent Cortella dell'«Arc Nucléart» qualche giorno fa ha spiegato a «Il Mattino»: «Il cosiddetto sistema a "pane di terra", che considero più funzionale per la buona riuscita dell'intervento. Invece di tirare fuori le barche pezzo dopo pezzo, per ricostruirle altrove, si asporta tutto il blocco che le contiene e si provvede, poi, a una graduale eliminazione del terreno». Due mesi per tirare fuori il «pane di terra» poi i lavori per la teca, secondo Papa «per l'estate dovremmo regalare ai napoletani e ai turisti il magnifico spettacolo dell'imbarcazione». I costi dell'operazione dovrebbero aggirarsi sul milione di euro, ritenuti accettabili tanto dal Comune quanto dalla sovrintendenza. Intanto a piazza Nicola Amore, sul lato occidentale dell'edificio di prima età imperiale è stato individuato un altro importante reperto: la struttura muraria di una scalinata, dalla quale sono stati asportati i gradini, mentre si conserva parte delle balaustre laterali in marmo.