Nella lettera al direttore del 17 c.m. (La città e i monumenti) l'assessore alla cultura Andrea Arcai auspica un ritorno del ruolo dell'arte negli edifici pubblici ed in particolar modo della scultura non solo in spazi aperti pubblici ma anche privati. Cita una legge cui poter far ricorso: è la cosiddetta legge del 2, la n. 717 del 1949: "Norme per l'arte negli edifici pubblici" le cui Linee guida per applicarla sono state emanate, a più di 50 anni di distanza, con il Decreto del 23 marzo 2006. Con tale Decreto è forse possibile attuare installazioni artistiche non solo presso edifici ma anche in spazi aperti pubblici. Oltre gli esempi di interventi scultorei indicati dall'assessore penso valga la pena di ricordare che la città perse l'occasione di ospitare nei giardini di corso Magenta un'architettura-scultura di Giorgio Grassi e nei giardini di viale Rebuffone la stella di Gilberto Zorio, nata all'interno di una rassegna collettiva, e che si preferì, anni dopo, demolire anziché richiamare l'artista per una sua valorizzazione. Tra quanto oggi si potrebbe attuare, fornendo indicazioni di intenti ai diversi Settori comunali competenti, mi piacerebbe veder riempito il grande vuoto di circa 4 x 4 m sulla torre della rivoluzione in Piazza della Vittoria, ove era collocato l'altorilievo di Mussolini a cavallo, ricorrendo magari ad un concorso rivolto ad artisti di sicura fama ed anche veder rimontato il grande attico lapideo vanvitelliano (si inscrive in un cerchio di 28 m di diametro) un tempo posto a coronamento di Palazzo della Loggia. Vi sono state diverse proposte di luoghi per rimontarlo: io lo immagino a delimitare un "giardino segreto" dentro un parco urbano e a far bella mostra di sé. Gli elementi che lo compongono sono stati movimentati varie volte, e sarebbe stata buona cosa documentarne i viaggi con un film, come accadde al Teatro del mondo di Aldo Rossi nel trasporto verso la destinazione finale. L'attico lasciò gli spazi esterni del Museo di Scienze naturali dove aveva acquisito un senso di sito archeologico per i depositi comunali, prima, di via Corridoni e credo, infine, di via Rose. Non sarei in disaccordo neppure ad inserire in ambiti pubblici "gli oggetti ferrosi" non particolarmente graditi all'Assessore se a lavorarli, che ne so, fossero stati Chillida, Staccioli, Mattiacci, Venet, Egger o anche la nostra Franca Ghitti. Aimo Goriggiol
BRESCIA - Monumenti: altre opere da recuperare
L'assessore alla cultura Andrea Arcai ha scritto una lettera al direttore del comune, auspiciando un ritorno del ruolo dell'arte negli edifici pubblici e in particolare della scultura. Ha citato la legge del 1949, "Norme per l'arte negli edifici pubblici", e le Linee guida del 2006 per applicarla. Arcai suggerisce di attuare installazioni artistiche in spazi aperti pubblici e in edifici. Ha anche ricordato la perdita dell'opportunità di ospitare opere artistiche in spazi pubblici, come la stella di Gilberto Zorio nei giardini di corso Magenta.
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