Ce l'aveva fatto sognare il film "II Gladiatore", che grazie alla tecnologia digitale ricostruiva la Roma imperiale nella sua interezza e soprattutto il Colosseo. E in Germania, nell'Europaparkdi Rust, si sono tolti lo sfizio di farne un lussuoso - quanto pacchiano - albergo stile Las Vegas, con tanto di suite esclusive e, naturalmente, terme romane. Ma, per lo stupore di molti, ci sta pensando anche uno dei più importanti architetti italiani, Carlo Aymonino, 78 anni, docente fuori ruolo all'università di Venezia: ricostruire il Colosseo, almeno nella parte esterna. Lo riferisce il quotidiano britannico «Independent» nel suo sito on line, riportando già una stroncatura all'idea che arriva dal professor Andrea Carandini, che la definisce «assolutamente terribile». Ma intanto Aymonino va avanti e il prossimo 21 aprile - il giorno del "natale" della capitale - presenterà il progetto al sindaco di Roma, Walter Veltroni. «Non voglio ricostruire totalmente il Colosseo - precisa l'architetto - ma soltanto il muro esterno. È un progetto corretto, perché si tratta di copiare la base di un monumento già esistente». «Le interpretazioni degli architetti non sono sempre coincidenti con quelle degli archeologi, per quanto riguarda l'interpretazione dell'antico», afferma il Sovrintendente ai Beni culturali, Eugenio La Rocca, che si dice comunque un po' stupito dell'idea di Aymonino. «In questo caso siamo di fronte ad un problema di interpretazione personale, dove l'architetto contemporaneo tenta e vuole vivere insieme col moderno. E Aymonino ha sempre dichiarato di volerlo fare». Certo che si tratta del Colosseo... «Il Colosseo è un monumento paurosamente storicizzato, con una sua codificazione d'immagine che dura da secoli. Cambiarne l'impatto visivo sarebbe realmente complicato», continua La Rocca. «Oggi i restauri integrativi solo dove ci sono reali necessità. In altri casi, ritoccare i monumenti è decisamente sconsigliato». Comunque La Rocca, insieme a Carlo Aymonino, ci ha anche lavorato insieme nel restauro del Palazzo del Conservatorio. «Conoscendo bene la persona in questione - che stimo e rispetto - vorrei conoscere bene nei dettagli il progetto e capire cosa è stato realmente detto. Se si parla, ad esempio, di ricostruzione della platea originaria, potrebbe anche essere un discorso che ha un suo senso, perché l'immagine già codificata fu perduta nell'Ottocento. Se invece si trattasse proprio di integrazione del volume del Colosseo, allora no, mi sembra proprio eccessivo! ». Ma Aymonino ha anche altre proposte. «Questo progetto - spiega- è collegato all'idea di riunificazione dei Fori imperiali con il Foro romano, e quindi alla distruzione di via di Fori imperiali, per creare un'unica area archeologica sull' esempio del Parco di Diocleziano a Spalato. Si tratterebbe di un' area monumentale pefettamen-te integrata nella città, che potrebbe essere arricchita da negozi e caffè, quindi anche funzionale». L'architetto non si dice preoccupato dagli eventuali problemi del traffico. «Le domeniche a piedi - spiega - hanno dimostrato che via dei Fori imperiali può essere chiusa senza difficoltà e che la viabilità può essere deviata su altre strade». La Rocca, su questo, ha ben poco da dire: «Via dei Fori Imperiali è ormai vincolata dalla Sovrintendenza ai monumenti. Si tratta di una strada costruita negli anni '30 che ha ormai un'enorma importanza per Roma. L'Amministrazione sta comunque discutendo, proprio in questo periodo, sull'assetto complessivo dell'area archeologica». Quanto al materiale da utilizzare per chiudere il Colosseo, Aymonino , che da dodici anni si sta occupando del restauro delle rovine del tempio di Giove sul Campidoglio, punta al classico: «Mattoni -afferma sicuro - ma non ho idea di quanto potrebbe costare tutta l'opera e di quanto tempo occorrerebbe per completarla».