Legge speciale La proposta del governatore solleva varie perplessità. «Ma una regia unica è necessaria» «Un'autorità per il bacino lagunare che stabilisca le modalità di governo dello stesso e che predisponga un piano di gestione nel momento in cui il Mose sarà ultimato». La proposta fatta dal presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan nel Comitatone di martedì scorso, ovvero creare un'«auhority del bacino scolante» di nomina regionale («lo Stato non lo può fare»), fa discutere. Non tanto sull'idea, su cui il giudizio positivo è trasversale, quanto sull'auto- attribuzione di Galan all'ente da lui diretto. «Per chiudere le bocche di porto bisogna tenere contro di "n" fattori, una regia unica è più che auspicabile sintetizza con efficacia Maurizio Calligaro, capo di gabinetto del sindaco di Venezia e subcommissario all'emergenza idrica ma se si apre la partita su chi coordinerà tutto questo non è più finita». È pensiero comune che funzionamento e gestione del Mose vadano inseriti in un sistema più ampio. «Se ne parla da tempo, era anche stato inserito in diversi disegni di legge speciale », ricorda l'ex presidente del Magistrato alle Acque Giovanna Maria Piva. Galan per primo ha gettato sul tavolo del Mose ormai interamente finanziato il tema della gestione di un sistema complesso in cui si intrecciano aspetti tecnici, economico-finanziari, politico-istituzionali. «Però dal punto di vista normativo le direttive europee attribuiscono la responsabilità dei bacini al ministero dell'Ambiente, mentre le leggi speciali danno ampi poteri al Magistrato alle Acque sottolinea Calligaro non alla Regione». «Il governo unitario della laguna è una proposta intelligente, ma quando sento parlare anche di gestione drizzo le antenne», osserva Ezio Da Villa, assessore provinciale all'Ambiente e presidente delegato dell'autorità d'ambito Laguna di Venezia. «Per la gestione del Mose e di tutte queste attività occorrono risorse e persone, che oggi il Magistrato alle Acque non ha continua Da Villa Chi le paga? Ora si finanziano appalti, ma serviranno tanti soldi anche dopo e la mia impressione è che non ci sia un euro». Da qui le «antenne drizzate» dell'assessore: «Che a nessuno venga in mente di toccare le bollette dei cittadini». «È una questione di potere e di soldi dice Stefano Boato, rappresentante del ministero dell'Ambiente sia nella commissione di Salvaguardia che nell'autorità di bacino dell'Alto Adriatico la Regione, che per legge controlla solo l'entroterra, vuole accaparrarsi anche la laguna, che è statale». Secondo Boato, tra l'altro, è una bella lotta tra «inadempienti»: «Lo Stato ormai da tempo ha appaltato le sue competenze al Consorzio Venezia Nuova, la Regione invece dopo quasi 10 anni dalla legge non ha ancora approvato il piano di assetto idrogeologico continua Boato È l'unica area dell'intero Triveneto a non avere ancora il piano e così continuano a passare in Salvaguardia piani urbanistici in zone a rischio». «Mi pare una boutade è invece perplesso Armando Danella, da anni referente di Ca' Farsetti sui temi della salvaguardia e comunque più che regionale la competenza dovrebbe essere comunale o al massimo metropolitana, estesa agli otto comuni di gronda». Alberto Zorzi