Stop ai vincoli sull'ex Velodromo di Roma. Accogliendo il ricorso della Spa dell'Eur, il Tar Lazio ha bocciato l'idea della Sovrintendenza ai Beni architettonici di Roma di tutelare «l'area di sedime» dove una volta sorgeva, pericolante, l'impianto progettato per le Olimpiadi del 1960, poi del tutto demolito lo scorso 24 luglio per ragioni di sicurezza. Con un'ordinanza emessa mercoledì 17 dicembre i giudici amministrativi hanno sospeso l'efficacia dell'inedito vincolo proposto dalla Sovrintendente Federica Galloni, accogliendo, «ai fini del riesame», la richiesta di sospensiva avanzata con due distinti ricorsi dalla Spa guidata da Paolo Cuccia e Mauro Mie- «La demolizione e il nuovo progetto ciò e da Aqua-drome (51 Condotte, 49 Eur), società incaricata di trasformare l'area in una Città dell'acqua e del benessere, con piscine, polo per la diagnostica e la riabilitazione sportiva, un hotel, uffici, spazi commerciali e servizi pubblici per un totale di 53.500 mq al costo di 103 milioni, sulla base dei risultati del concorso di progettazione aggiudicato a luglio. Secondo il Tar, la Sovrintendenza deve rivalutare l'ipotesi di imporre il vincolo d'interesse culturale sul terreno (che peraltro secondo alcune autorevoli ricostruzioni sarebbe costituito da semplice terra di riporto) anche richiedendo un parere al Comitato tecnico-scientifico per ì beni architettonici e paesaggistici. Il Tar, rilevando che «l'impugnato provvedimento - si legge nell'ordinanza - risulta adottato sul presupposto del parere del Comitato tecnico-scientifico reso anteriormente alla data in cui la struttura è stata demolita e, cioè, in relazione a situazione di fatto non più esistente», ha affermato che «l'istanza cautelare può essere accolta ai fini di una rinnovata valutazione della situazione di fatto e di diritto, eventualmente previa acquisizione di un nuovo parere del citato Comitato tecnico», del resto già sentito dal direttore generale del ministero dei Beni culturali in occasione dell'annullamento di un precedente vincolo imposto dalla Sovrintendenza sulla struttura, nell'imminenza della demolizione. Un'iter travagliato quello della trasformazione dell'ex Velodromo, che peraltro non ha ancora superato tutti gli ostacoli, visto che sul progetto pende ancora il ricorso (allo stesso Tar Lazio) avanzato dalla Leonardo di Salvatore Re per l'annullamento dell'aggiudicazione del concorso di progettazione al raggruppamento guidato dalla romana Teching (l'udienza di merito si terrà il 15 gennaio). L'iniziativa è stata bersagliata dalla Sovrintendenza che dopo aver dato nel 2006 l'ok alla trasformazione - sancita poi in un accordo di programma in variante al Prg -, escludendo il carattere monumentale del Velodromo, ma chiedendo semplicemente di recuperare «l'idea dell'originario impianto planivolumetrico», ha cambiato idea per ben sei volte fino alla richiesta di «vincolo sull'area di sedime» di un impianto demolito. Un tunnel da cui l'Eur tenterà di uscire una volta per tutte attraverso la ricerca di un accordo definitivo con il ministero dei Beni culturali alla luce della sentenza appena emessa dal Tar. »