Il caso Per i giudici la nuova costruzione, derivante dalla ristrutturazione di due rustici, danneggia il paesaggio Dopo il ricorso dei frati il Tar annulla la concessione: casolare da abbattere Il Comune è pronto a ricorrere al Consiglio di Stato. Ravazzolo: «Si rischia di non poter più posare nemmeno un mattone» Quel casolare non si doveva fare, perché costruirlo in quel posto, pochi metri sopra l'Abbazia di Praglia, voleva dire rovinare il paesaggio. O per l'esattezza perché «L'area interessata all'intervento edilizio ricade all'interno del perimetro degli "intorni delle emergenze architettoniche" ove sono inibite le nuove edificazioni e gli ampliamenti delle costruzioni esistenti», che tradotto vuol dire che lì non si poteva costruire. Parola del Tar di Venezia che ha accolto il ricorso presentato dall'abate di Praglia, Padre Bruno, contro il Comune di Teolo, l'Ente Parco Colli e il Ministero per i beni e le attività culturali. Pomo della discordia, l'agriturismo di Giovanni Sgarabottolo, un imprenditore della zona, che sorge sul colle alle spalle del convento dei frati benedettini e che, come ha deciso il Tar, non doveva essere realizzato nelle vicinanze di una «emergenza architettonica». E invece Sgarabottolo, padrone di una serie di terreni che confinano con i possedimenti dei frati benedettini, ha fatto quanto previsto dalla concessione edilizia che Comune di Teolo e Ente Parco Colli gli avevano rilasciato sei anni fa, nel 2000, senza che nemmeno la Sovrintendenza per i Beni Ambientali ed Architettonici del Veneto Orientale si opponesse. Al posto di due piccole case, di un solo piano e con una metratura limitata, è sorto un casolare di due piani, adibito alla lavorazione e alla vendita dei vini, e con un aumento di metratura e cubatura. Ma adesso quelle carte che gli permisero di portare a termine i lavori sono state dichiarate nulla dal Tar di Venezia, che ha accolto il ricorso depositato il 28 gennaio 2002 dai legali dell'Abbazia, gli avvocati Sergio Dal Prà e Fiorenza Scagliotti. «Adesso chi ha costruito dovrà pagarne le conseguenze», spiega Dal Prà, lasciando intendere che per il casolare si preannuncia l'ordine di demolizione. Ma la battaglia non è di certo chiusa, perché il Comune è già pronto a ricorrere in Consiglio di Stato. «Quando abbiamo dato le concessioni, è stato valutato tutto commenta il sindaco di Teolo, Lino Ravazzolo - . La norma del piano ambientale del Parco recita che non si può costruire "qualora questi edifici modifichino sostanzialmente lo stato dei luoghi". Ora è da vedere come il Tar ha interpretato la norma, anche perché rischia di far scuola in senso negativo, vorrebbe dire che in certe zone dei colli nessuno può più posare un mattone».