Il caso Dopo le dimissioni del presidente dell'Anfols che riunisce 14 Fondazioni Scala e Santa Cecilia da una parte. E gli altri enti sono spaccati Il 13 gennaio incontro con Bondi sulla riforma e il taglio del Fus: nessuna unità tra i vari rappresentanti Battaglia in corso tra i sovrintendenti delle 14 Fondazioni lirico-sinfoniche italiane. Walter Vergnano, sovrintendente del Teatro Regio di Torino e presidente dell'Anfols, l'associazione che li raduna, si è dimesso. E i sovrintendenti si presenteranno più divisi che mai all'incontro del 13 gennaio con il ministro. Per capire tutto ciò, partiamo dall'antefatto. Nel 1998 Veltroni promosse una legge che consentiva agli enti lirici di diventare fondazioni per raccogliere fondi privati. Dieci anni dopo si è scoperto che, a parte la Scala, l'investimento privato è stato esiguo o nullo. Lo Stato continua ad essere il finanziatore: eroga più di 200 milioni di euro all'anno per le 14 fondazioni, circa il 50 del Fus. L'anno prossimo il Fus subirà un taglio del 30 e il ministro Bondi sta varando una legge di riforma del settore, «anticipata» a sovrintendenti e sindaci lo scorso novembre ma, secondo Vergnano e Marco Tutino (del Comunale di Bologna), «senza entrare nel merito, generando vaste perplessità». L'unica cosa certa è che la Scala e Santa Cecilia «avranno un percorso particolare »: saranno «sganciate» dalle altre fondazioni. Da allora è stata battaglia. Chiamati ad eleggere due rappresentanti, oltre a Vergnano, per l'incontro con il ministro del prossimo 13 gennaio, i sovrintendenti hanno indicato, a maggioranza dei presenti, i colleghi Tutino e Cognata (Massimo di Palermo). Qualche giorno dopo sul tavolo di Vergnano sono però arrivate due lettere di dimissioni dall'Anfols: quelle di Francesco Giambrone (Maggio Firentino) e di Francesco Ernani (Opera di Roma). Se a ciò si somma che due teatri sono commissariati e che, secondo alcuni sovrintendenti, i colleghi di Scala e Santa Cecilia sarebbero da considerare già fuori dall'Anfols, «credo che al presidente di una associazione così divisa non restino che le dimissioni », ne ha concluso Vergnano. «Distaccare Scala e Santa Cecilia dalle altre doveva semmai essere l'esito di un percorso condiviso, non la premessa afferma Vergnano ; tant'è che, come prima reazione, alcuni sovrintendenti degli altri teatri hanno cercato di salire sul carro dei distaccati. Tutti si sono definiti teatri speciali». E ciò, a dire il vero, vale anche per il ministero, che proprio per questo vorrebbe tutelare i due «grandi» come statali, ritagliando per gli altri ipotesi di federalismo. Ma il problema sono i fondi. «Non si può varare un'ipotesi di federalismo territoriale dei teatri senza che lo Stato trasferisca anche i fondi alle Regioni», dice Vergnano. Ma questi son proprio ciò che manca. «La indicazione di Cognata e mia per andare al tavolo con il ministro è stata chiara e democratica precisa Tutino e ritengo che in questo momento si dovrebbe rimanere uniti e il presidente Vergnano al suo posto». E aggiunge: «Sono d'accordo per Scala e Santa Cecilia a parte, ma senza penalizzare gli altri teatri: non si sottraggono risorse senza presentare un piano». Ma poiché ciascuno va «a la guerre comme a la guerre», i sovrintendenti dei grandi teatri, come Lissner, tacciono; i «piccoli » sono gli unici a sostenere l'unità dei teatri; Firenze e Roma si son resi autonomi, sindaci come Cacciari, presidente della Fenice, non disdegnerebbero ipotesi federaliste (e anche Vergnano se lo Stato trasferisse fondi) mentre San Carlo e Arena di Verona attendono gennaio-febbraio per la fine del commissariamento. Opera Un momento del «Don Carlo» di Giuseppe Verdi, l'opera che ha aperto, lo scorso 7 dicembre, la stagione del Teatro alla Scala di Milano Pierluigi Panza