LOpificio delle Pietre dure di Firenze curerà lintervento La tela sarà riconsegnata a Genova per il Natale del 2011 Le operazioni si svolgeranno nel museo S. Agostino e potranno essere seguite dal pubblico Sono rimasti senza fiato, quelli dellOpificio delle Pietre dure di Firenze, davanti al "pallio di San Lorenzo" di Genova, due mesi fa, e hanno deciso di mettere il suo restauro in testa alla lunga lista di interventi su capolavori di tutto il mondo. Sarà riconsegnato alla città per Natale del 2011, nelle celebrazioni per i 150 anni dellUnità dItalia, ma i tecnici del museo genovese stanno organizzando, daccordo con lOpificio, che il restauro avvenga proprio al museo di SantAgostino, dove lopera è conservata in una cassa micrcolimatizzata, e il pubblico potrà assistere alle fasi più interessanti dellintervento. Il pallio è stato realizzato dal più importante atelier tessile del Mediterraneo nel Duecento: nel palazzo imperiale di Bisanzio, nel 1261, per volontà dellimperatore Michele VIII Paleologo, che voleva fare un dono speciale a Genova. Il cui contributo fu fondamentale, perché limperatore riconquistasse il trono di Costantinopoli dopo la IV crociata, dei veneziani, che glielaveva sottratto. Il pallio è uno sciàmito di seta (tessuto a sei fili) di quasi quattro metri per uno e mezzo, tinto di porpora con figure realizzate a ricamo, con fili doro e dargento. «Il pallio è il pezzo di pittura-ricamo bizantini più importante al mondo - spiega Clario Di Fabio, professore di Storia dellarte allUniversità di Genova e profondo conoscitore dellopera - perché è il più grande, per dimensioni, giunto fino a noi, mai smembrato. Ed è poi uno dei pochissimi che ha una vasta documentazione che conferisce assoluta certezza alla conoscenza dellopera». Il pallio venne donato a Genova proprio per il Natale del 1261, presentato alla corte di Michele VIII Paleologo e agli ambasciatori genovesi il 25 dicembre e arrivato in città a gennaio del 1262. Insieme a un ritratto dellimperatore. Il pallio venne concepito per "vestire" laltare maggiore della cattedrale, «ma è più probabile che sia stato utilizzato per fasciare un pergamo, in una posizione più visibile da parte dei fedeli», precisa Di Fabio. Gli studiosi indicano lopera come un vero e proprio "ipertesto", con diversi gradi di comunicazione, dalle scritte alle scene raffigurate, al senso complessivo dellopera. E Di Fabio spiega: «Il pallio venne concepito dallimperatore con un significato, e interpretato dai genovesi con un altro, ovviamente opposto: Michele VIII Paleologo voleva celebrare se stesso e ricordare a Genova che la propria libertà era elargizione del suo impero sul cosmo. I genovesi invece preferirono accettare il dono come un ringraziamento imperiale per limpegno strategico della città in Oriente». Sul pallio sono narrate le storie dei santi della cattedrale di Genova: Lorenzo, Sisto e Ippolito, dalla predicazione al martirio, ma la scena centrale raffigura proprio limperatore che entra in cattedrale, accompagnato da San Lorenzo e un angelo, simboleggiando il suo potere sulla città. «Tutte le scritte del pallio, vere e proprie didascalie delle immagini - prosegue Di Fabio - sono in caratteri occidentali, perché il "documento" fosse compreso dai genovesi, in quella che Hans Belting chiama "la lingua franca" tra oriente e occidente che si diffonde nel Mediterraneo, dopo la crociata del 1204. Le immagini invece sono in stile bizantino del XII-XIII secolo». E il pallio diventerà il grande capolavoro del nuovo museo di SantAgostino, come conferma il presidente della Fondazione per la Cultura, Luca Borzani. «SantAgostino sarà il museo del Medioevo di Genova, la porta daccesso al centro storico - spiega Borzani - mentre sulla chiesa di SantAgostino cè un progetto di allestimento museale, che tenga anche conto della fruizione da parte del teatro della Tosse e di cui è in corso lo studio di fattibilità economica». E la nuova vocazione del museo è di fatto una realtà: a marzo si inaugurerà una sezione di pittura medievale, con preziose opere provenienti dai depositi e dal museo di Palazzo Bianco, contemporaneamente partirà "Mediterranea", un ciclo di incontri, organizzati dalla Fondazione per la Cultura, sul ruolo antico e contemporaneo di Genova sul suo mare (con interventi di Metvejevic, Guarracino). «Il tema della città meticcia è nato nel Medioevo - dice Borzani - vogliamo compiere una riflessione sul Mediterraneo, "periplo di Baldassarre" nelletà della globalizzazione».