"Siamo cresciuti parecchio ma non cè alcun monopolio" Gestiamo tra laltro 15 beni che abbiamo restaurato noi: ora vogliamo coinvolgere pure gli industriali Fabrizio Pellegrino è il presidente dellAssociazione Marcovaldo di Caraglio, nel Cuneese. Nel 2008 lAssociazione ha ricevuto un contributo regionale di 1 milione e 237 mila euro. Pellegrino, lei che percorso ha fatto come organizzatore di eventi culturali? «Sono laureato in lettere classiche, nasco come archeologo. Ho cominciato dalla trincea e sono diventato organizzatore di eventi». Quando è stata la prima volta che la Regione ha cominciato a stanziare contributi per Marcovaldo? «Siamo nati nel 1996, abbiamo preso cifre piccole, 10-15 milioni di lire, la prima convenzione è del 1998». Vi ha scoperto Giampiero Leo, è così? «Nel 1998 lassessore era lui». In dieci anni una crescita esponenziale. Avete fagocitato lofferta culturale del territorio? «Direi di no, ma è vero che noi siamo cresciuti molto. Abbiamo creato un sistema che comprende oltre allorganizzazione di eventi, arte e letteratura, anche la gestione di 15 Beni in provincia di Cuneo (peraltro restaurati da noi), il Filatoio di Caraglio dove si fanno mostre importanti, il forte di Vinadio, il Castello del Roccolo dove questa estate abbiamo organizzato anche una rassegna cui hanno partecipato nomi come Merini e Vassalli. Un grande successo». Possiamo conoscere qualche numero? «Duecentomila persone fra visite e partecipazione ad eventi e mostre, 50 comuni coinvolti. Lavorano sei persone a tempo determinato, 25 a contratto, altri 60 giovani coinvolti». Ricevete altri finanziamenti oltre a quelli regionali? «Sì, il 25 per cento arriva dalla Regione, un altro 25 da finanziamenti europei per la presentazione di progetti tranfrontalieri, il 15 arriva dai nostri incassi, il 25 dalle Fondazioni, Compagnia e Crt di Torino, ma anche Cassa di Cuneo e di Saluzzo, 10 dai piccoli Comuni». In futuro pensate di poter diventare più autonomi? «Cè un gruppo che sta studiando le strategie. Lobiettivo è convincere gli industriali del territorio che investire in cultura è importante».