Archiviato lo stereotipo spaghetti,pizza,mandolino, il made in Italy nel mondo passa anche per la cultura e gode ancora di unabuona immagine. «Il contenuto dei nostri musei è considerato straordinario in tutto il mondo» dice Alain Elkann, consigliere del ministro per i Beni culturali Bondi per le questioni internazionali. «Le eccellenze italiane vanno da scrittori come Saviano ed Eco- continua Elkann - ad architetti come Renzo Piano e Fuksas, per non parlare del design e della moda». Che limmagine sia positiva è confermato anche dal fatto che sempre più persone nel mondo vogliono parlare italiano: «A dispetto degli scarsi strumenti - dice Alessandro Laterza, presidente della commissione cultura di Confindustria - negli ultimi dieci anni cè una crescente domanda di apprendimento della nostra lingua». Sulla carta, dunque, tutto bene. Eppure non riusciamo a esportare cultura quanto potremmo. A iniziare da uno dei prodotti italiani per eccellenza: lopera lirica. «E difficilissimo che una nostra produzione vada allestero. È molto più facile lopposto» spiega Alberto Triola, già assistente di Riccardo Muti e direttore artistico di vari teatri, ora al Ponchielli di Cremona. E così, paradossalmente, il Paese dove lopera è nata quattrocento anni fa, importa oggi allestimenti creati allestero. La patria dellalirica non produce più, mentre negli Stati Uniti o in Germania si sfornano nuovi libretti. «Da noi lopera ha smesso di essere un momento di creatività - dice ancora Triola - è diventata solo interpretazione del patrimonio che già esiste. Gli allestimenti sono ipertradizionalisti». Allestero, invece, si propongono spesso rivisitazioni che riescono a catturare anche il pubblico giovane. In più i cantanti lirici stranieri sono anche attori, mentre gli italiani puntano quasi esclusivamente sulla voce. Per fortuna ci sono segnali positivi. Il 9 dicembre a Bologna è stata inaugurata la Scuola dellopera italiana, la prima che si rivolge a tutte le professionalità: cantanti, direttori dorchestra, registi, scenografi, costumisti, light designer, e, dallanno prossimo, compositori,. drammaturghi, sarti e parrucchieri. Un modo per tramandare la tradizione artigiana italiana legata allopera e unopportunità di formare professionisti che possano competere a livello internazionale, perché il nostro Paese non sia più la capitale della lirica del passato, ma possa mettersi sul mercato. Mercato internazionale sul quale si sta nuovamente affacciando il cinema di casa nostra. Dopo la crisi degli anni 9o, quando - a detta degliesperti - si facevano film scadenti, dal 2000 in poi lItalia di celluloide ha risalito la china tanto che molti parlano di "rinascimento". Il rapporto import-export è sempre negativo, ma questo vale per tutti i Paesi tranne gli Stati Uniti, lIndia e lEgitto. Continuiamo a importare molto, ma da quasi dieci anni abbiamo ri- preso a esportare. «Non ci sono dati precisi sullexport - spiega Riccardo Tozzi, presidente della sezione produttori dellAnica (lassociazione che riunisce industrie cinematografiche) -. Bisogna ancora creare una rete per sapere quanti sono i film che escono allestero e quanto incassano». In altre parole i singoli si accordano con i distributori stranieri e non esiste un sistema di registrazione dei dati. «A; spanne possiamo dire che lexport di cinema italiano sta aumentando del 20-3o allanno dal 2000 in poi», spiega Tozzi. Esportiamo molto in Francia, dove cè simpatia e ammirazione nei con fronti del cinema madein Italy: La meglio gioventù e Romanzo criminale hanno avuto un successo strepitoso. Gli americani importano poco, ma investono nei nostri film attraverso le filiali italiane delle grandimajor, come Warner e Universal. Vengono sempre più spesso a girare nel Bel Paese: non solo e non tanto per le location, ma perché ci sono ottime professionalità. Insomma allestero ci vedono come i più bravi dopo gli americani nel fare i film. Come migliorare, dunque, lexport? «Bisogna rafforzare la struttura di promozione allestero continua Tozzi -. Inutile frammentare le risorse, meglio convogliarle solo su Filmitalia. Tre o quattro milioni di euro per progetti concreti».Il settore che ha appena avuto una ribalta internazionale è quello delleditoria. LItalia è stata ospite donore alla Fiera del libro di Guadalajara, in Messico. Un mercato, quello del centro e sud America, verso il quale nel 2oo6 lItalia ha esportato per 2,8 milioni di euro, mentre abbiamo acquistato diritti per 219mila. Per fare un confronto più generale gli unici dati a disposizione sono quelli Doxa del 2003 (i prossimi saranno disponibili a metà 2009). Fra il 2001 e il 2003 gli editori italiani hanno importato in media 5.670 titoli allanno e ne hanno esportati 2.080. Siamo deboli sulla narrativa (solo l11 dellexport italiano) e conti nuiamo a importare molti autori di lingua inglese. Ma siamo forti nella letteratura per ragazzi (3o dellexport). Seguono i libri religiosi (20), i libri illustrati (19) e i saggi (11). In 8 casi su io i diritti vengono venduti nel resto dEuropa. «Allestero apprezzano soprattutto la nostra grafica - dice il presidente dellAie (Associazione italiana editori) Federico Motta -. Piacciono molto i libri per ragazzi, leditoria darte e i libri darchitettura». Eventi come Guadalajara servono, ma, sottolinea Motta, ci vuole continuità. «La Francia partecipa a circa cinquanta manifestazioni internazionali lanno, supportata dallo Stato - continua il presidente -, noi con fatica riusciamo a farne due o tre. Ci vuole il sostegno pubblico per la nostra presenza allestero», libri, film, opere liriche. Tutti elementi della cultura italiana che in un modo o nellaltro rappresentano il made in Italy nel mondo. Ma il settore dal quale arrivano più soddisfazioni è forse quello dellarte. «A settembre al Metropolitan di New York cera una personale dedicata a Morandi dice il consulente del ministero Alain Elkann -. Ora a Parigi cè una grande mostra sul Mantegna.e a San Francisco sono esposti i disegni di Leonardo. Un museo di Cincinnati ci ha chiesto un Caravaggio. Nel 2009-2010 centotrenta pezzi del museo egizio di Torino andranno in Giappone». Durante le vacanze di Natale una missione del ministero visiterà Boston, Cincinnati, Dallas, Los Angeles. «Hanno molti soldi e molta voglia di opere italiane» dice Elkann. Nellautunno 2009 ci sarà anche una missione di Confindustria in Giappone. «Stiamo prendendo accordi per portare una ricostruzione virtuale della sala Botticelli degli Uffizi di Firenze - antícípa il presidente della commissione cultura di Confindustria Alessandro Laterza -. In pratica si potrebbero vedere i dipinti come fossero veri e dimostrare anche le grandi capacità della tecnologia italiana».