Rossi, azzurri e grigi, neri, bianchi, blu cobalto e rosa. E' un trionfo di colori, pri- ma ancora che di tele e capolavori, la mostra "L'Età di Rubens" in corso si allestimento a Palazzo Ducale. Un trionfo di tinte a partire dal rosso porpora e dal grigio azzurrato che si alternano nelle dodici sale dell'esposizione: gabbie colorate che ritagliano spazi distinti per ciascuna delle nobili famiglie genovesi e delle relative quadrerie in mostra. Stanze che si vanno riempendo in questi giorni di opere che il caso e il tempo hanno disperso in mezzo mondo e che ora tornano ad affiancarsi per ricostruire la magia di quanto Pier Paolo Rubens vide, arrivando in città, nei primi anni del Seicento. Le grandi casse da imballaggio che le hanno recate sin qui, riportandole in qualche modo a casa, hanno colori vivaci, etichette con stampigliati sopra indirizzi di provenienza che costruiscono la mappa del mondo (Sarasota, New York, Londra, Parigi, Colonia, Amsterdam, Berlino, Amburgo...) e nomi sconosciuti ai più scritti nello spazio riservato all'"accompagnatore". Sì perché nessuna delle opere che sono volate sino al Ducale per andare a formare la grande mostra inaugurale di GeNova 2004 ha viaggiato da sola. Accanto a loro, come un genitore solerte e preoccupato, c'era un responsabile del museo prestatore, una persona di fiducia del collezionista privato che ha accettato di privarsi di uno dei suoi gioielli per condividerne lo splendore con i visitatori della mostra che aprirà i battenti giovedì prossimo. Venticinquemila sono già le prenotazioni raccolte mentre in 500 milioni di euro è fissato il valore dei capolavori che vi saranno esposti. Ieri, ultimi preziosissimi arrivi, la "Salomè con la testa del Battista" di Pordenone che è volata fin qui dalla Florida costudita in una cassa rosa shocking e il "Giunone e Argo" di Rubens, sette metri quadrati di invenzione pittorica arrivati da Colonia in un sobrio imballaggio bianco. Le dodici stanze in cui è divisa la mostra iniziano solo ora a riempirsi di quadri, arazzi ed arredi. Ma Anna Orlando, la storica dell'arte che con Clario Di Fabio e Farida Simonetti ha condiviso la fatica del curatore dell'esposizione, Piero Boccardo, ha occhi che sanno immaginare già ogni quadro al suo posto secondo un percorso che da una parte ricostruisce l'elenco di committenze di una decina di famiglie genovesi e dall'altro, celebra la città come una delle culle culturali dell'Europa del Cinque-Seicento. Ecco allora che gli occhi preveggenti di Anna Orlando fanno balenare nell'"anticamera" rosso porpora della mostra due preziosi volumi che riuniscono le incisioni dedicate dal grande pittore fiammingo ai "Palazzi di Genova": la prima edizione data alle stampe ad Anversa nel 1622 e la settima, di metà Settecento, ristampa corredata dai "nuovi palazzi genovesi" edita ad Amsterdam in lingua francese. E, nella sala successiva, i primi due capolavori rubensiani: "Ritratto di donna Genovese" approdata al Ducale dall'Inghilterra e "Ritratto di Giulio Pallavicino" che faranno scuola e segneranno in primis il lavoro di Van Dyck. Sta popolandosi di opere anche la prima stanza dedicata al primo ramo della famiglia dei Balbi, mercanti in Anversa. A illuminare le pareti grigio-azzurre di "casa Balbi" sono tornate, l'una accanto alle altre, quattro delle sette allegorie che Frans Floris dedicò alle arti. Appese alle pareti ci sono già "La musica", "L'astronomia" e "L'astrologia". La quarta, "L'aritmetica", è ancora in volo, da New York. Da lì si passa alla "Stanza delle meraviglie" segnata da due grandi bacheche dietro le cui vetrine saranno collocate stranezze d'epoca come uova di struzzo, e "Denti di Narvalo" due grandi pezzi d'avorio sagomati che leggenda vuole essere di unicorno. Preziose stravaganze collezionate dalla famiglia di Ciò Carlo e Marcantonio Doria la cui quadreria è forse la più imponente in mostra costituita com'è da una ventina di opere di grandi dimensioni di autori come Vouet, Procaccini, Tiziano, Rivera, Caracciolo, Rubens e impreziosita dal "Martiro di Sant'Orsola" ultima opera del Caravaggio appena restaurata e che a Genova arriverà purtroppo a mostra iniziata. E così a seguire, seguendo l'altalena dei rossi e dei grigi, sino a raggiungere l'ultima sala con l'enorme tela del Veronese "Cena a casa del Fariseo" e con un Rubens solo recentemente ritrovato da Piero Boccardo: un ritratto di "Giovanna Spinola Pavese" attribuito al grande fiammingo e generosamente prestato alla mostra del Ducale da Laura Doria Lamba Carbone.