Ieri la prima riunione del cda della società che organizza l'esposizione universale a Milano Slitta a gennaio la nomina dell'a.d. e cronoprogramma da rifare Si è conclusa con un nulla di fatto la prima riunione, ieri a Milano, del cda di Expo 2015 spa, la società presieduta da Diana Bracco che gestirà l'evento business da 20 miliardi, che produrrà, secondo le stime, ricadute sul territorio regionale pari a un fatturato aggiuntivo di 44 miliardi. La nomina ad amministratore delegato di Expo 2015 spa di Paolo Glisenti, rappresentante del comune guidato dal sindaco Letizia Moratti, anche commissario per l'Expo fino al 2016, è slittata e se ne parlerà nella prossima riunione del cda, l'8 gennaio, dopo l'assemblea dei soci. La nomina dell'a.d. è slittata anche perché, secondo quanto ha fatto sapere il presidente della società che gestirà l'Expo, Diana Bracco, anche presidente degli imprenditori della Lombardia riuniti in Assolombarda, «abbiamo unanimemente ritenuto opportuno di non procedere visto che l'assemblea dei soci non ha ancora deliberato i compensi per il cda nel suo insieme e neppure sono stati definiti i poteri». L'unica nomina ha riguardato il segretario di Expo 2015 spa, l'avvocato Alberto Santamaria, indicato all'unanimità. Docente di diritto internazionale resterà in sella fino al 2011. «Siamo consapevoli», ha detto la Bracco, «che l'Expo 2015 assume per l'economia italiana una grandissima importanza e la sua gestione dovrà essere come una casa di vetro, pertanto la società di gestione ha deciso di uniformarsi alla normativa delle società quotate e alle migliori best practices internazionali in termini di gestione e amministrazione perché siamo convinti di dover essere un esempio di trasparenza per tutto il paese». Il presidente di Expo 2015 spa ha annunciato anche la sua intenzione di scrivere a tutti gli azionisti, comune di Milano, provincia, regione, camera di commercio e ministero dell'economia, per «un avvio tempestivo delle attività e questo comporta la decisione da parte degli azionisti di assolvere gli impegni finanziari». In merito ai ritardi accumulati negli ultimi mesi, la Bracco, pur esprimendo ottimismo per l'esito dell'evento, ha sottolineato che «il dottor Glisenti rifarà il cronoprogramma, calcolando che partirà da gennaio e quindi dovrà programmare in parallelo alcune iniziative che in precedenza erano state pensate in modo sequenziale, ma questo non dovrà comportare ritardi». Per quanto riguarda i prossimi appuntamenti, oltre all'assemblea del 7 e 8 gennaio, seguita da una riunione degli amministratori, il presidente di Expo 2015 spa ha annunciato che i consiglieri hanno «deciso di tenere almeno un cda al mese calendarizzato nel pomeriggio di ogni terzo giovedì del mese». Infine, la Bracco ha ribadito che l'Expo rappresenta nell'attuale situazione di crisi «l'unico driver in controtendenza. Non possiamo perdere l'opportunità di questo evento anticiclico», ha sottolineato Diana Bracco, «e a tal proposito c'è la necessità di far percepire alla gente l'importanza del progetto nel suo complesso. Infine, sull'assenza delle risorse, il numero uno degli imprenditori lombardi ha rivolto un invito alle istituzioni: «Credo che tutti gli enti coinvolti abbiano l'idea chiarissima che adesso è il momento di decidere e porre la società in grado di operare». Intanto, ieri l'Osservatorio Expo2015 costituito a Milano dalle associazioni di agricoltori, ambientaliste e di analisti finanziari ha lanciato il «Manifesto per un Expo 2015 sostenibile», in occasione della prima riunione del cda della società che gestirà l'Esposizione universale a Milano nel 2015. Con il manifesto l'Osservatorio si candida ad aprire un dialogo con le istituzioni impegnate nell'organizzazione dell'Expo 2015, allo scopo di promuovere un modello di sviluppo sostenibile di Milano che sappia rispondere alle aspettative dei cittadini e farsi catalizzatore di un nuovo rinascimento della città. Il principio di base condiviso dai promotori dell'Osservatorio è che un evento di tale portata e impatto sulla città di Milano, provincia, regione e intero paese, debba essere costruito in modo partecipato e gestito in maniera trasparente. «Diversamente», si legge in una nota, «vi è il rischio di avere un meccanismo decisionale autoreferenziale, lontano dai desideri dell'intera comunità». Secondo i promotori, «al momento non è emerso con chiarezza un piano strategico per la città e per l'intera area metropolitana. Il tema scelto da Milano, alimentazione ed energia, porta quindi la nostra attenzione intorno al sistema del verde, dell'agricoltura, delle cascine, delle ville storiche, dei beni culturali, del governo delle acque. La nostra prospettiva», scrivono, «è arrestare il processo di erosione che minaccia il patrimonio di corsi d'acqua, agricoltura, boschi, aree verdi e suolo agricolo che ancora circondano Milano. La crisi, oggi, ci sollecita a ricercare nuovi sentieri di crescita che abbiano al centro i cittadini e le risorse fisiche e culturali delle comunità». Al manifesto, aperto alle sottoscrizioni di associazioni, cittadini e istituzioni, aderiscono l'Associazione italiana degli analisti finanziari (Aiaf), gruppo di studio Expo 2015, Confagricoltura, confederazione italiana agricoltori Milano e Lodi, Coldiretti, Istituto per la tutela e la valorizzazione dell'agricoltura periurbana (Istvap), Fondo ambiente italiano, Italia Nostra, Wwf Italia.