E oggi primo sopralluogo degli eredi al Petruzzelli Stamane alle dieci per la prima volta i Messeni Nemagna entreranno nel politeama completamente ricostruito STAMATTINA - lappuntamento è per le 10 - la famiglia Messeni Nemagna metterà piede per la prima volta nel Petruzzelli tirato a lucido, ma tuttora chiuso, mentre Domenico Di Paola va via sbattendo la porta dal consiglio di amministrazione dellente lirico. Uno dei due soci privati della Fondazione tuttavia non si ritira in buon ordine dopo avere chiesto, ad aprile, di fare parte del cda e concesso una donazione di 800mila euro. Ma fino a quando il politeama non sarà restituito ad una nuova vita artistica, che non sia quella di un teatro di scorta destinato ad essere messo su in un padiglione della Fiera del levante, il manager - Di Paola, già fondatore di Svimservice (informatica), è amministratore unico di Aeroporti pugliesi - preferisce non partecipare alle riunioni del consiglio damministrazione. «Mi autosospendo, però non mi disimpegno» avrebbe comunicato domenica agli altri consiglieri nel corso del cda, che dice sì al bilancio di previsione per il 2009 e dà mandato al sovrintendente Giandomenico Vaccari di andare avanti perché sia rivisitato il padiglione 18 di Fdl dove da marzo a dicembre dellanno prossimo andrà in scena la stagione lirica nel caso in cui il sipario del Petruzzelli rimanga abbassato. Esiste per ora un progetto di massima messo a punto dallingegner Eustacchio Leonetti, consulente dellente lirico. Prevede la realizzazione di un palco, alto un metro e mezzo; la buca riservata agli orchestrali; gradinate da uno a otto metri daltezza per accogliere il pubblico, circa 1.300 spettatori. Per risolvere i problemi dacustica in uno spazio grande 2mila 500 metri quadrati, saranno montati pannelli fonoassorbenti che eviteranno il rimbalzo del suono sulle pareti. Di Paola, insieme con Mario Carrieri - rappresentante del ministero dei Beni culturali - boccia il documento contabile, che avrebbe potuto essere approvato entro la fine di gennaio e che mette uno dietro laltro costi e ricavi della Fondazione dando per scontata la riapertura del Petruzzelli. Uneventualità, questa, a quanto pare tuttaltro che certa. Se la fumata fosse nera, sarebbe inevitabile una drastica revisione di entrate e uscite. Sembra che sarebbe stato più opportuno attendere il secondo round del tavolo tecnico istituito dal ministro dei Beni culturali Sandro Bondi e previsto fra quindici-venti giorni a Roma, prima di porre mano ai conti. Lobiettivo era quello di esorcizzare limmagine di una Fondazione ostaggio degli eventi politico-amministrativi nonché ministeriali: non è possibile organizzare concerti senza sapere quando e soprattutto in quale teatro celebrarli. Tantè che lo stesso Di Paola avrebbe sollecitato la costituzione di un fondo attraverso cui gli enti locali acquistassero il Petruzzelli dalla famiglia Messeni Nemagna e lo girassero gratuitamente proprio alla Fondazione. Come stanno le cose, invece, lincertezza regna sovrana. Di Paola si sfila, aspettando tempi migliori: ma intanto non verserebbe la seconda tranche della donazione (400mila euro). Laltro socio privato, la Camera di commercio, sarebbe orientato a seguire un percorso identico qualora il Petruzzelli non dovesse spalancare i battenti nellanno che verrà e questo, per la Fondazione, significherebbe rinunciare a 320mila euro. Questa è laria che tira alla vigilia del pellegrinaggio di oggi da parte dei Messeni Nemagna: faranno capolino nel "palazzo rosso" di corso Cavour gli avvocati Ascanio Amenduni, Mario Giannattasio e poi, ancora, Ciro Garibaldi, Rosalba Messeni Nemagna con al seguito un paio di tecnici fra ingegneri e architetti. Amenduni, che cura gli interessi del 75 della famiglia barese, insiste perché sia rispettato il protocollo dintesa siglato nel 2002 - gestione per quarantanni del teatro affidata alla Fondazione dietro il pagamento di un affitto pari a 500mila euro - e ricorda che «lintervento pubblico su beni privati non è affatto sconosciuto al nostro ordinamento». Lavvocato cita il «provvedimento straordinario» adottato con una legge del 1998 dallallora ministro dei Beni culturali Giovanna Melandri, che «stanziò ben 16 miliardi di lire per la ricostruzione». Questo per sottolineare che «lonere della spesa può essere sostenuto in tutto o in parte dallo Stato se si tratta di opere di particolare interesse». Amenduni conclude: «Su questo possono meditare gli autori della class action e tutti quelli che manifestano sorpresa per quanto accaduto nella vicenda Petruzzelli».