Inaugurato il primo lotto del museo. Giusti: «Progetto importante» Il primo zoom è sul biglietto da visita mozzafiato del nuovo museo diocesano «Leonello Barsotti». Un passo dentro alla struttura del vescovado e le due pregiatissime tavole attribuite al genio di Giotto scovate tempo fa nella pieve di S. Jacopo riempiono all'istante gli occhi del visitatore. Roba da far invidia ai musei di mezzo mondo. Il secondo flash è nella stoccata del vescovo-architetto Simone Giusti: «Tutte le analisi economiche ci dicono che una città si sviluppa se aumenta il tasso di cultura. Ci vuole un di più di competenza culturale per un di più di crescita della città. Livorno può diventare una città d'arte. Questo museo è un tassello importante». Ad affollare all'inverosimile le sale del nuovo museo ieri, un fornitissimo parco autorità: Comune, Provincia, Prefettura, Procura, Cassa di Risparmi, Fondazione Crl, Camera di Commercio, Cna, Sovrintendenza, tutte rappresentate ai massimi livelli. L'inaugurazione del museo in tempi record (il secondo lotto a Natale 2009) è insieme un manifesto dell'attivismo della diocesi negli ultimi tempi e un messaggio alla città. L'obiettivo a cui Giusti punta con tutte le forze è noto: un make-up completo a una città che deve smettersi di piangersi addosso mirando a valorizzare i suoi tesori. «Per vincere il Palio dobbiamo remare tutti nella stessa direzione - è la metafora indirizzata alle autorità - dobbiamo uscire da una situazione in cui sembra davvero che ci sia il gusto di far franare le iniziative degli altri. Fare di Livorno una "città ideale" è un progetto a cui dobbiamo puntare tutti, anche e soprattutto in tempi di crisi». E in quest'ottica, lavorando con ritmi forsennati, in appena un anno la macchina diocesana è riuscita a consegnare alla città una struttura museale di assoluto valore. Basta ascoltare la descrizione di Valentina Campeder dell'Ufficio beni culturali della diocesi (tra quelle che hanno lavorato di più, insieme al direttore dell'Ufficio monsignor Pietro Basci) per capire la portata del progetto. Oltre alle pale di Giotto (fino a ieri depositate al museo nazionale S. Matteo di Pisa) nella sala d'ingresso ammiccano un sontuoso ciborio (tabernacolo portatile) donato dal granduca Ferdinando per l'inaugurazione della cattedrale (1606), un ostensorio del 1692 in argento e metallo dorato opera di Massimiliano Soldani Bensi e un prezioso antico corale della cattedrale. In più nell'allestimento ancora da completare trovano spazio 30 dipinti, un antichissimo codice miniato, 15-20 sculture, 140 croci, calici, reliquiari e candelabri, 80-100 ex voto e via elencando. Grazie al contributo gratuito dell'azienda Megamente di Montecatini il museo, visitabile dal 7 gennaio, sarà il primo in Italia a utilizzare la tecnologia del bee tag: basterà un telefonino per accedere, tramite un codice di riconoscimento, a una guida multimediale delle opere esposte.