Funtanazza è una colonia marina per i figli dei minatori del complesso estrattivo Montevecchio - Ingurtosu realizzata negli anni '50 del secolo scorso. Abbandonata da decenni, poi acquistata, non si sa bene in quali termini, da una Società immobiliare negli anni '90 del secolo scorso insieme a decine di ettari del "paradiso naturale" di Scivu, sempre in Comune di Arbus (VS). Un disastroso progetto speculativo di oltre 80 mila metri cubi di volumetria, approvato dall'allora Amministrazione comunale di Arbus e dalla Regione, venne duramente avversato - in splendida solitudine - dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d'Intervento Giuridico in ogni sede, da quella legale alla sensibilizzazione pubblica. Scivu, parte meridionale del grande complesso dunale di Piscinas - sito di importanza comunitaria, destinata ad area protetta, tutelata con vincolo paesaggistico - doveva rimanere integra, il complesso di Funtanazza (un grande parallelepipedo di cemento visibile a chilometri di distanza) poteva esser ristrutturato a fini ricettivi, senza aumenti di volumetria. In sede di procedimento di valutazione di impatto ambientale il progetto edilizio di Scivu venne ingloriosamente "ritirato" dalla Società immobiliare. Successivamente (2003) Scivu venne acquistata da Renato Soru, allora soltanto imprenditore, insieme alla colonia abbandonata di Funtanazza. Renato Soru, poi candidato e Presidente eletto della Regione, dichiarò pubblicamente più volte che avrebbe donato Scivu alla prevista (poi realizzata) Conservatoria delle coste sarde (oggi Agenzia). Si è in attesa di conoscere se è avvenuto. Su Funtanazza la considerazione non è cambiata: oggi è un rudere e può - nei limiti volumetrici e secondo quanto previsto dalla legge - esser ristrutturata a fini ricettivi. Dopo la necessaria e vincolante pubblica procedura di verifica preventiva e, nel caso, di valutazione di impatto ambientale. Niente ville e villette, cioè "seconde case", nessun campo da golf, in una zona di rilevante interesse ambientale, accidentata e con scarsità idrica. Sarebbe, in questi termini, un'occasione di recupero, in un'area di grande interesse ambientale e storico-culturale, e di occupazione. Nessuna speculazione, però. Né edilizia, né mediatica.