Porto Pino. Dieci mesi (con la condizionale) per ex tecnico comunale, impresa e direttore dei lavori. Quaranta villette da demolire. Confermate le condanne per tutti gli imputati. Il provvedimento è stato confermato dai giudici della Corte d'Appello di Cagliari che hanno anche ribadito la condanna a dieci mesi per l'ex tecnico comunale, l'impresa e il direttore dei lavori. I giudici della Corte d'Appello confermano: le villette di Corrumanciu sono abusive e devono essere demolite. E chi le ha costruite, o ne ha autorizzato l'edificazione violando i vincoli della tutela paesaggistica, deve scontare dieci mesi di reclusione con la sospensione condizionale della pena, pagare un'ammenda di 20 mila euro e una provvisionale di 8 mila alle associazioni ambientaliste Amici della Terra e Gruppo di intervento giuridico, promotrici dell'azione penale. L'APPELLO. È la sentenza, identica a quella di primo grado, emessa ieri dalla Corte d'Appello di Cagliari nei confronti di Francesco Monti, amministratore della società Isolotto immobiliare srl, Fulvio Pilloni, direttore dei lavori, e Massimo Paolo Granella, ex responsabile dell'Area tecnica del Comune di Sant'Anna Arresi, l'ente che amministra anche quel lembo di terra che affiora in mezzo allo stagno di Porto Pino e dove sono sorte una quarantina di villette e strutture commerciali. Il verdetto d'Appello non lascia scampo: dovranno essere rase al suolo. Lo aveva già sancito la Prima sezione del Tribunale penale di Cagliari. IL VERDETTO. Lo hanno ribadito ieri i giudici di secondo grado con un verdetto fotocopia di quello emesso nel settembre 2007: confermata la condanna degli imputati, accusati di violazione dei vincoli della tutela paesaggistica e dei vincoli imposti dal Parco Geominerario, confermata l'assoluzione di Massimo Granella dall'accusa di abuso d'ufficio, confermato il sequestro della lottizzazione e l'ordinanza di demolizione. Ma le ruspe entreranno in azione soltanto se anche la Cassazione (cui ricorreranno gli imputati difesi dagli avvocati Guido Manca Bitti e Gianfranco Trullu), ribadirà le sentenze, pur senza entrare nel merito delle vicende processuali. A cantare nuovamente vittoria a distanza di un anno sono quindi gli ambientalisti regionali, rappresentati come parte civile dall'avvocato Carmela Fraccalvieri. L'INCHIESTA. Era stato un esposto datato 22 aprile del 2004, ad innescare l'inchiesta che ha portato all'incriminazione di Monti, Pilloni e Granella. Verdetto alla mano, la costruzione delle 36 villette e delle 9 strutture commerciali sull'isoletta di Corrumanciu, a meno di 300 metri dalla battigia, non sarebbero mai state autorizzate dalla Regione sotto il profilo della tutela paesaggistica. Corrumanciu ricade infatti nello stagno di Porto Pino (nota località balneare), appartiene al demanio marittimo ed è direttamente comunicante con il mare. L'area sarebbe perciò tutelata da severi vincoli paesaggistici che il Comune di Sant'Anna Arresi non avrebbe potuto scavalcare. I VINCOLI. Tuttavia, nel corso delle ultime udienze del processo di primo grado, oltre ad aver disquisito sul fatto che Corrumanciu possa essere o noi un'isola era stata sollevata la questione legata all'area protetta. Sullo stagno dov'era in costruzione il villaggio graverebbero, infatti, anche i vincoli del Parco Geominerario. Vincoli che avrebbero reso l'area off-limits per ogni tipo di intervento edilizio. Argomentazioni accolte anche dai giudici della Corte d'Appello: imputati condannati e lottizzazione da radere al suolo.