L'espressione di pensosa soddisfazione che si disegna sul volto del David di bronzo di Donatello è la prova che latto letale, compiuto dal giovane eroe biblico contro il gigante Golia, si è appena consumato. Oltre la calma conseguente alla vittoria e che sta assaporando, si intuisce chela mente di David è percorsa da qualcosa di molto simile a un fremito; tale sentimento ne innerva le membra, solo in apparenza rilassate. Come ogni altra opera di Donatello - unico scultore moderno con il Bernini capace di contendere il primato ai sommi scultori dellantichità - anche il David di bronzo, commissionato probabilmente da Cosimo il Vecchio de Medici, custodisce in sé una tensione che però affiora ed è sintomo di un fervore dellanimo. In talune opere essa si esterna in movimenti concitati, in altre si concentra in una dimensione meditativa, vedi nel David. Questa statua è reduce da un eccellente restauro, eseguito da Maria Ludovica Nicolai sotto la direzione di Beatrice Paolozzi Strozzi. La sua presenza nella sala dedicata a Donatello, per un anno a fianco di una copia a grandezza quasi naturale che evidenzia in modo didatticamente spettacolare come dovevano apparire le parti dorate, qualifica una volta di più il museo del Bargello come il più attraente di Firenze, insieme alla Galleria Palatina e al Museo dellOpera del Duomo. Simbolo del Bargello, il David donatelliano è unopera controversa, specie riguardo alla cronologia. Infatti viene citata nel 1469 in occasione del matrimonio di Lorenzo il Magnifico e Clarice Orsini, ma il 1469 è una data avanzata rispetto a quella dellesecuzione, che i fondamentali studi di Francesco Caglioti anticipano a poco dopo il 1435, per le analogie con lAttys-Amore del Bargello e con i due Spiritelli. portacero del Museo Jacquemarte-André di Parigi, opere tutte di bronzo. Ciò che giustifica una cronologia successiva al 1435 ma precedente il 1443, anno della partenza di Donatello per Padova, è che il meraviglioso bronzo di oltre un metro e cinquanta daltezza è lesempio più significativamente toccante della ripresa operata da Donatello dei modelli classici, sensibilmente più consapevole in seguito al viaggio a Roma. Latteggiamento dimostrato da Donatello nei riguardi dellantico è quanto mai vario nella scelta dei modelli, che oscillano dallarte romana a quella etrusca. Alla luce del fatto di avere tratto ispirazione dallarte etrusca, si spiegano, a esempio, i tondi della sagrestia vecchia di San Lorenzo, che sono le opere più belle dellintero Rinascimento fiorentino. Quale tuttavia fosse il modello del David non è facile stabilirlo, ma laverlo concepito per essere posto in cima a una colonna e quasi del tutto nudo, non poteva che derivare a Donatello da esempi romani. Come afferma Caglioti, il rapporto che intercorre tra la statua e la colonna collocate dapprima nella Casa Vecchia di Cosimo, poi nel cortile di Palazzo Medici di via Larga, in Palazzo Vecchio, si stringe alla luce del tema stesso: David vincitore, emblematicamente scelto a raffigurare valori morali civili e politici. Il giovane David svetta su una colonna che ne aumenta lo slancio e nel contempo ne consente la visione "anamorfica", cioè da ogni angolatura. Egli diviene così lemblema di una continuità fra antico e moderno, in una congiunzione concettuale che rende tale rapporto più saldo, specie perché un eroe del Vecchio Testamento è rappresentato alla stregua di una divinità classica. Il restauro ha rimosso la colorazione scura che aveva per così dire rammollito il "carattere", oserei dire lindole eroica diDavid che lo nota Beatrice Paolozzi Strozzi - ha acquisito un nerbo più teso. Sono riapparse tracce dorate sullelmo adorno di nastri e foglie di ulivo e nei capelli. Quanto al superbo serto di alloro, credo derivi da rari esempi adrianei che Donatello poteva avere visto a Roma. Linsieme degli elementi ai piedi delleroe della Bibbia è di una bellezza sbalorditiva, a cominciare dalla testa di Golia i cui contorni il restauro ha restituito nitidissimi, sì che tutti siamo messi nelle condizioni di ammirare la magnificenza dellelmo alato e dei bassi rilievi con i putti sul carro che si rifanno alla glittica. La testa di Golia calpestata dal piede di David ha un che di possente e di terribile, ed è la parte della statua che lo scultore ha realizzato con maggiore realismo. Sorge la domanda se egli avesse attinto da qualche fonte figurativa vicina, che lo abbia impressionato in senso naturalistico, una fonte con origini tardo-medievali. Forse non è azzardato rimarcare qualche somiglianza, non soltanto tipologica, tra questa testa di Golia ai piedi di David e la bella testa di marmo di San Vittore, che sormontava una delle quattro grandi sculture a tutto tondo eseguite da Piero di Giovanni Tedesco perla facciata di Santa Maria del Fiore. Oggi la testa di San Vittore è custodita al Bargello. Le sculture vennero commissionate negli anni Novanta del Trecento e alla fine del XIV secolo poste sulla facciata. Potevano quindi rientrare nellimmaginario del giovanissimo Donatello, il quale vi poteva scorgere una severità memore di Arnolfo, ma che in lui si sarebbe tradotta in accenti drammatici, di lì a pochi anni, quando la svolta in senso rinascimentale e moderno era ormai avvenuta.