Fino ad oggi la vicenda era nota solo per sommi capi. Si sapeva che lunica tela di Caravaggio posseduta da Brera, vale a dire la toccante Cena in Emmaus dipinta nel 1606, era giunta nelle collezioni braidensi nel 1939 grazie a un dono dellAssociazione Amici di Brera. E che subito dopo questo gesto munifico, come ringraziamento, il regime fascista aveva pensato bene di sopprimere lAssociazione, sospettata desser un "covo" di antifascisti e, peggio ancora, di ebrei. I contorni di questo sconcertante episodio non sono mai stati del tutto chiariti per un motivo molto semplice: le carte darchivio inerenti ad esso sembravano essersi volatilizzate nel nulla. Invece, erano solo ben nascoste. La tenace studiosa Amalia Pacia, buttandosi a pesce nelloceano di faldoni e scatoloni conservati nei depositi di Brera e del ministero della Pubblica istruzione, si è imbattuta in fascio di lettere molto interessanti che definiscono, tra laltro, il ruolo decisivo giocato dallex soprintendente di Milano Ettore Modigliani in tutta questa vicenda. Secondo la ricerca della Pacia (che sarà pubblicata nel catalogo della mostra Caravaggio ospita Caravaggio) i fatti si svolsero così. Nel 193o Ettore Modigliani aveva organizzato una colossale mostra di arte italiana a Londra. Nonostante le perplessità del soprintendente riguardo allopportunità di una mostra così smaccatamente celebrativa, e nonostante i pericoli che i capolavori italiani corsero durante il viaggio via mare verso Londra (la nave su cui erano stati stipati rischiò seriamente di affondare in mezzo a una tempesta), la rassegna londinese conobbe uno strepitoso successo di pubblico e di incassi. Lesposizione si chiuse con un utile netto di 4 milioni di lire. Il 20 della somma venne assegnato alla Royal Academy di Londra. Il rimanente venne equamente diviso tra Italia e Inghilterra. Labbondante milione e mezzo di lire toccato al nostro Paese venne a sua volta ripartito in questo modo: un quarto della somma andò allAssociazione degli Amici di Brera per finanziare le proprie attività sociali, tre quarti venne messa a disposizione del ministero dellEducazione e depositata presso la Banca Commerciale Italiana di Milano. Il conto alla Commerciale venne denominato «Comitato Britannico» e si stabili che il presidente degli Amici di Brera in carica fosse la persona autorizzata a trarre da quel deposito le somme necessarie per acquistare sul mercato opere darte di volta in volta segnalate dal ministeroe destinate a incrementare le raccolte pubbliche. Modigliani conoscevabene questo meccanismo di finanziamento pubblico (benché lo riconoscesse un poco complicato) e tra il 1930 e il 1934 se ne avvalse più volte con successo per acquistare opere destinate alle Gallerie di Milano, Venezia e Firenze. Nel 1935 la carriera di Modigliani subì una brusca battuta darresto: il sovrintendente venne allontanato da Brera e spedito allAquila. Nel novembre del 1938 i motivi della rimozione si fecero drammaticamente più evidenti: entrarono in vigore le leggi razziali e Modigliani venne immediatamente espulso dallamministrazione. Gino Chierici e Guglielmo Pacchioni presero il suo posto. Ed è proprio in questo drammatico contesto che sopraggiunge laspetto sorprendente della vicenda. Benché esautorato dal suo ruolo e costretto allinattività, Ettore Modigliani continuò a lavorare nellombra a favore della sua Brera. Venne asapere che era disponibile sul mercato la Cena in Emmaus di Caravaggio proveniente dalle raccolte del Marchese Patrizi. Quel capolavoro strepitoso rappresentava unoccasioneunicaper Brera, che ancora non possedeva opere del Merisi. Da privato cittadino e dal salotto di casa sua, il 27 aprile 1939 Modigliani scrisse una lettera confidenziale a «S.E. il Ministro dellEducazione Nazionale Giuseppe Bottai» (e questa è la missiva inedita più interessante) per informarlo di quella preziosa opportunità. Nonostante le tristi circostanze, Bottai non aveva mai fatto mancare la sua personale stima al capace funzionario, e Modigliani, per parte sua, aveva coltivato un costante rispetto per quel ministro dalle doti intellettuali decisamente al di sopra della media nazionale. Nella missiva, Ettore Modigliani informa il ministro che sul conto «Comitato Britannico» della Banca Commerciale erano ancora disponibili allincirca 9.000 lire (alla lettera è allegata la ricevuta dellestratto conto) e che lAssociazione degli Amici di Brera aveva intenzione di acquistare con i suoi fondi il Caravaggio di Casa Patrizi da destinare a Brera Modigliani informa Bottai che il presidente degli Amici di Brera, il senatore Ettore Conti, ha in animo di chiedere al ministro un aiuto economico per colmare la cifra messa a disposizione dal sodalizio e il costo effettivo dei quadro. Modigliani suggerisce a Bottai di utilizzare il fondo residuo e di autorizzare il senatore Conti a prelevare i soldirimasti alla Banca Commerciale. Dalle carte non risulta che Bottai abbia risposto personalmente a Modigliani. Ma è certo che il ministro agì con tempestività seguendo le indicazioni fornitegli dal funzionario licenziato . Bottai attese la formale richiesta scritta di Ettore Conti per lacquisto del quadro (che sopraggiunse il 6 giugno con una lettera in cui il senatore da del "tu" al ministro). Il 9 giugno autorizzò il prelevamento del denaro e lacquisizione del quadro. Subito dopo informò dellacquisto il soprintendente in carica Gino Chierici. Il quale rispose al ministro con una piccata lettera di protesta per esser stato tenuto completamente alloscuro delle trattative e mai invitato alle riunioni decisionali. Chierici arrivò anche ad insinuare che il capolavoro di Caravaggio non fosse autentico. Ma Bottai troncò di netto quelle insinuazioni dimostrando di fidarsi più dellocchio e dellesperienza di Modigliani che non dei malfermi pareri di Chierici. Acquisito il Caravaggio, bisognava pensare a una grande cerimonia per la consegna del dono a Brera. Incaricato dellincombenza fu, a questo punto, laltro soprintendente in forza, Guglielmo Pacchioni. Al restauratore Mauro Pelliccioli venne affidato lincarico di sistemare il quadro, mentre il ministro Bottai approvò celermente la bozza di programma dei festeggiamenti, che prevedeva la collocazione del quadro nella Galleria del Luini, lapertura e lilluminazione notturna della pinacoteca per quindici giorni consecutivi, una piccola mostra di quadri caravaggeschi braidensi posti attorno al capolavoro e una grande conferenza dedicata a Caravaggio e, nello specifico, al quadro appena arrivato. Ma la solenne liturgia dellinaugurazione, che doveva celebrare la generosità degli Amici di Brera, non ebbe luogo. Alla fine del 1939 anche lAssociazione venne soppressa dal governo fascista e si dovrà attendere il dopoguerra per vederla risorgere. Una cerimonia di acquisizione in tono minore e quasi caricaturale venne comunque organizzata nelle Sale Napoleoniche nella primavera del 1940, poco prima dello scoppio della guerra Pacchioni ne fu il regista. Nel discorso introduttivo citò «la ora sciolta Società degliAmici di Brera» riconoscendole il merito dellacquisto e del dono. Poi, passò la parola a un giovane astro del ministero dellEducazione fascista incaricato di tenere la lezione su Caravaggio: il giovane astro di chiamava Giulio Carlo Argan.
il Sole 24 Ore
21 Dicembre 2008
Storie di museo: La Cena della beffa fascista
MA
Marco Carminati
il Sole 24 Ore
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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