Le maxi pubblicità che ammantano i palazzi in cambio di soldi per i restauri? «Giusto il principio, ma c'è ben poca intelligenza da parte di chi concede simili esagerazioni e degli stessi brand, che non si accorgono del cortocircuito». Ogni weekend passato a casa in città diventa occasione d'esternare, per il ministro all'Innovazione Renato Brunetta, in effervescente e costante campagna anti-cacciariana quando è in laguna (ma ce n'è anche per la soprintendenza): le elezioni amministrative del 2010 non sono poi così lontane. In questo sabato, le critiche più pepate sono per i palazzi trasformati in rotocalchi, passando per un pesante affondo contro la gestione del Casinò: «Venezia dovrebbe ricordarsi che ha anche un Casinò, concesso proprio per far fronte agli extra-costi di città complicata e difficile: dovrebbe essere gestito per fare più soldi, invece che spenderli in sponsorizzazioni inappropriate». Restauri e maxi-spot. Sui giornali, la foto del nuovo giga-messaggio Eni (con Enel, società consigliata dal premier Berlusconi agli italiani per i loro investimenti) ad ammantare Palazzo Ducale. «Est modus in rebus», risponde Brunetta ai giornalisti che gli domandano, in generale, della Venezia rotocalco, «benissimo acquisire risorse con gli sponsor, ma c'è modo e modo: serve eleganza, coerenza, sobrietà. Serve intelligenza di gestione: e a Venezia non ce n'è stata». «Ci sono brand incompatibili e marchi compatibili», aggiunge, «i luoghi hanno la loro forza, possono essere tranquillamente reinterpretati, ma quando si sovraccaricano di segnali commerciali, ci si sente offesi e anche il messaggio pubblicitario viene recepito negativamente. Dovrebbero rendersene conto anche gli inserzionisti». La responsabilità? «E' di chi ha autorizzato tutto questo», conclude Brunetta, «singolare che in questa città, dove ci si preoccupa delle minime incompatibilità, gli scivolamenti di gusto siano così macroscopici. Usare sponsor per i restauri è sacrosanto, ma va fatto in sinergia, altrimenti il cortocircuito negativo prende tutti, pubblico e privati. C'è stato un flop d'intelligenza». Attacco servito, a senso unico. Legge speciale: sì, no, forse. In vista del Comitatone del 23, la posizione di base del ministro veneziano all'Innovazione non cambia: «Quel che è del Mose resti del Mose». Sollecitato sulle aperture del collega ministro Bondi, Brunetta (che non ha deleghe nel Comitatone) socchiude una porta, anche se senza certezze: «Ovviamente, da quando il Mose è stato messo nelle grandi opere», spiega, «la Legge speciale dovrà avere un suo ripensamento, rilancio e rifinanziamento, senza più cannibalizzare il Mose: il mio intento è quello di finanziare la Legge speciale al netto del Mose». Attacco al Casinò. Brunetta non nega la specificità di Venezia - con ciò che in termini di costi comporta - ma incalza, incurante dei 107 milioni che quest'anno la casa da gioco ha garantito al Comune: «D'altra parte Venezia avrebbe anche il Casinò, autorizzato proprio per far fronte agli extra-costi. Facciamolo funzionare meglio, destiniamo meglio le sue risorse, piuttosto che spenderle per sponsorizzazioni improbabili».