«M'impegnerò con tutte le forze perché la Legge Speciale venga rifinanziata. E il 3 per cento dei soldi del Mose saranno destinati, come prevede la nuova legge per i fondi Arcus, alla conservazione dei beni culturali della città». Proprio mentre a pochi metri di distanza il ministro Brunetta ribadisce la sua linea dura («Quel che è del Mose rimanga del Mose»), il ministro per i Beni culturali Sandro Bondi, seduto accanto al sindaco Cacciari per l'inaugurazione di palazzo Grimani, apre al primo cittadino. «La grande opera è stata rifinanziata», dice Bondi, «e parte di quei soldi dovranno andare ai Beni culturali, industria trainante per l'economia del Paese». Il 3 per cento di 800 milioni sono 24 milioni. Pochi per le grandi opere, tanti per la cultura e i monumenti. Basti pensare che per il restauro dello splendido palazzo di Santa Maria Formosa lo Stato ha speso 10 milioni di euro, arrivati da Roma con il contagocce in 20 anni. Ma ieri non era tempo di polemiche, ma di festa per un gioiello restituito alla città dopo decenni di abbandono. L'entrata monumentale di calle Grimano, i marmi e gli affreschi tornati a splendere catturano l'attenzione del ministro Bondi, che arriva con il direttore generale del ministero Roberto Cecchi. «Un evento importante per Venezia, possibile grazie anche all'opera dei miei predecessori», ha detto diplomatico il responsabile della Cultura, citando nell'ordine gli ex ministri Urbani, Buttiglione e Rutelli. Il ministro ha anche elogiato la qualità delle Soprintendenze, baluardo a tutela della «Superpotenza culturale» del nostro Paese. «Venezia è sempre stata all'avanguardia», ha detto Bondi, «in questo tipo di opere che mettono insieme innovazione, sperimentazione e tutela». Il ministro si spinge anche più in là, e ricorda «l'obbligo di trasmettere anche i segni della contemporaneità». Un passaggio che il sindaco Cacciari e l'assessore ai Lavori pubblici Mara Rumiz incassano con soddisfazione, pensando forse al ponte di Calatrava e al nuovo museo d'arte contemporanea in Punta della Dogana. Il sindaco ammirato dalla qualità dei restauri ringrazia per il lavoro le due soprintendenti Renata Codello e Nepi Sciré. E lancia la palla al ministro, ricordando come tra qualche giorno Giovanna Nepi Sciré se ne andrà in pensione. «Energìe che non dobbiamo perdere», dice. E poi, tirando in ballo le ultime proposte del governo: «E' troppo giovane per smettere di lavorare». Il ministro coglie l'assist. «Sono certo che la dottoressa Nepi potrà continuare a lavorare con noi». C'è chi parla di un possibile incarico come consulente per le nuove Gallerie dell'Accademia. Strada non facile, visto che nemmeno a Paolucci, ex Soprintendnte di Firenze era stata accordata. Folla di autorità, addetti ai lavori e curiosi ieri per visitare in anteprima il palazzo restaurato. Al tavolo anche l'assessore alle Infrastrutture della Regione Renato Chisso («Anche la cultura ha bisogno di strade», ha detto), e il presidente della provincia Davide Zoggia. E a distanza si riapre la «battaglia» tra Comune e Regione per i finanziamenti che la città aspetta dal Comitatone convocato a palazzo Chigi martedì alle 16. Si fronteggia la linea del presidente della Regione Giancarlo Galan e dunque dell'assessore Chisso, ma anche di Brunetta del «niente soldi a Venezia». E quella invece più disponibile interprretata dal sottopsegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, dal ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli. Disponibili ad accogliere l'appello lanciato dal sindaco Cacciari sulla necessità di non interrompere i finanziamenti per la manutenzione della città e i risarcimenti di alluvione e acqua alta. Nel Comitatone di martedì saranno distribuiti i 45 milioni della Finanziaria 2007. E si parlerà anche degli 800 milioni stanziati dal Cipe di giovedì, di cui il Comune ha chiesto una parte. Una decisione che sarà formalizzata domattina, nella riunione peparatoria prevista a palazzo Chigi. In apertura di seduta sarà proiettato il film realizzato da Insula sui rischi che la città corre senza fondi per la manutenzione. «Vogliamo far capire ai ministri la situazione della nostra città», dice l'assessore ai Lavori pubblici Mara Rumiz, «e chiederemo anche che sia applicata la legge che prevede che il 2 per cento dei finanziamenti delle grandi opere sia dirottato per l'arte contemporanea».
VENEZIA - Il tre per cento del Mose va alla cultura
Il ministro per i Beni culturali Sandro Bondi ha affermato che la grande opera del Mose sarà rifinanziata e che parte dei soldi andranno ai Beni culturali. Il 3 per cento dei 800 milioni destinati al progetto sarà destinato alla conservazione dei beni culturali della città. Il ministro ha anche elogiato la qualità delle Soprintendenze e ha ricordato l'obbligo di trasmettere anche i segni della contemporaneità. Il sindaco Cacciari ha ringraziato il ministro per il lavoro e ha lanciato la palla al ministro, chiedendo che la dottoressa Nepi Sciré possa continuare a lavorare con lui.
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