PALAZZI STORICI. Il consigliere del Pd Uboldi sollecita la Giunta a intervenire per impedirne la vendita ai privati La Casa del mutilato rischia di essere venduta ai privati «La Casa del mutilato, testimonianza pressoché unica a Verona, e tra le più significative in Italia, dell'architettura del Ventennio deve rimanere patrimonio della città». A chiedere che si scongiuri il pericolo che il palazzo, che conserva al proprio interno, intatte, anche gli arredi di epoca fascista, diventi un negozio o un ristorante, è il consigliere del Partito democratico, Roberto Uboldi. Lo scorso giugno, il consigliere regionale dell'Italia dei valori, Gustavo Franchetto, aveva presentato un'interrogazione al presidente Giancarlo Galan sul futuro della Casa del Mutilato e sul museo che essa ospita e che l'Associazione nazionale mutilati ed invalidi di guerra vorrebbe alienare, contro il parere della stessa sezione locale dell'Anmig. Uboldi, ieri ha reso noto la risposta di Galan e del vicepresidente Franco Manzato. In essa si concorda con Franchetto «sull'importanza dell'impegno di tutti affinché la Casa del Mutilato e i suoi arredi non vengano sottratti al patrimonio culturale della comunità veronese». Ma il governo regionale, sottolinea Uboldi, «è disponibile anche a fare uno sforzo finanziario se incontrasse la collaborazione dell'amministrazione comunale». E cita le ultime righe della deliberazione: «In qualsiasi caso, una disponibilità del Comune di Verona a studiare con altri soggetti un progetto gestionale per la valorizzazione dell'edificio e dei suoi arredi assicurandone la fruizione pubblica verrebbe valutata con interesse dalla Giunta regionale». «Si tratta», commenta l'esponente del Pd, «di un invito neanche tanto velato al Comune di darsi una mossa e di presentare un'iniziativa che assicuri l'utilizzo pubblico dell'edificio insieme all'Anmig e ad altre associazioni. La Giunta, tra l'altro, sta mettendo a punto il piano degli interventi urbanistici e noi sulla Casa del Mutilato proponemmo di porre un vincolo di utilizzo culturale come avevamo fatto per Castel San Pietro. Oltretutto», aggiunge Uboldi, «la sala del palazzo è una delle pochissime del centro storico fruibili a prezzi molto contenuti». E.S.