INTERVENTI2. È uno dei più importanti quadri di Castelvecchio Per quattro mesi sarà sottoposto a una pulizia meticolosa sia nella parte pittorica che lignea Uno dei più importanti quadri della collezione del museo di Castelvecchio, il Polittico di Boi, attribuito da molti storici dell'arte (ma non c' unanimità) ad Altichiero da Zevio, è da qualche giorno in restauro nel laboratorio della Soprintendenza ai Beni artitistici alla Dogana Vecchia. «È un significativo atto di fiducia nelle capacità e nella competenza dei nostri tecnici», ha detto il soprintendente Fabrizio Magani, «da parte della direttrice dei Musei civici, Paola Marini. È un'opera tanto importante, quanto delicata, che per quattro mesi sarà sottoposta a una meticolosa opera di pulitura e di restauro, sia nella parte pittorica, sia nella parte lignea». IL POLITTICO. NeI cinque riquadri del polittico, tavole lignee incastonate in una cornice molto elaborata, sono rappresentati la Madonna con Bambino, al centro, i santi Giacomo e Antonio Abate, a sinistra, e Giovanni e Cristoforo, a destra. Alto 133 centimetri e largo 161 e realizzato probabilmente tra il 1970 e il 1399, proviene dalla cappella Zanardi a Boi, vicino a Caprino. I personaggi, anche se di ambito religioso, vi sono raffigurati in pose da rituale di corte. DI CHI È? L'attribuzione al grande pittore medievale veronese Altichiero non è univoca. Federico Zeri, ad esempio, lo assegnava al cosiddetto Maestro di Boi, mentre Francesca Flores D'Arcais lo riconduce a Jacopo da Verona. L'attribuzione ad Altichiero, invece, è sostenuta, tra gli altri, da Roberto Longhi. Figlio di un Domenico da Zevio, nelle Vite del Vasari Altichiero è chiamato Aldigeri da Zevio. Fu discepolo del Turone. Sulla sua vita le notizie sono molto scarse, esse documentano che fu attivo tra il 1369 e il 1384. Si sa che è citato per il pagamento di una anchona (cioè un'ancona, una tavola dipinta da altare) nel 1384 e che era già morto nel 1393. Le fonti però lo ricordano come un artista molto apprezzato ai suoi tempi. Suo erede diretto fu considerato Pisanello. IL RESTAURO. Il lavoro di restauro è affidato al tandem che già operò la prima manutenzione sulla Pala del Mantegna prima della sua esposizione alla Gran Guardia per le manifestazioni per il quinto centenario della morte del grande artista rinascimentale. Si tratta di Chiara Scardellato e di Guglielmo Stangherlin. Particolari problemi porrà la parte lignea delle tavole, che risulta assottigliata sino a un centimetro nella quattro laterali, mentre quella centrale appare l'unica il cui spessore è quello originale. Il legno è però molto intaccato sia dagli agenti atmosferici, sia dai tarli, tanto che in alcuni angoli della tavola di San Giovanni, ad esempio, la pittura risulta perduta. «Siamo felici», ha concluso Magani, «di poter lavorare su opere così importanti di questa città, come questa che ci è stata affidata da Castelvecchio».G.B.