Un fatturato di una decina di milioni di euro. Ecco gli enti pubblici legati alla società "Lavoriamo da anni nel migliore dei modi possibili Rischiano il lavoro 400 persone" Tempo fa aprì un fascicolo la Corte dei conti per poi chiudere tutto con un nulla di fatto Decine di milioni di euro. Non sarà la Campania, ma il business della "Romeo gestioni" a Bari e in tutta la Puglia si porta dietro assegni con molti zeri. Il motivo sta nel lotto 11 vinto dallazienda campana con la Consip, la società del ministero dellEconomia alle quali le amministrazioni pubbliche possono appoggiarsi per stipulare contratti di servizi senza passare tramite una gara dappalto. Qualsiasi ente pubblico pugliese o lucano, cioè, può chiedere alla "Romeo" servizi di «Facility Management di immobili ad uso ufficio» (il portierato, le pulizie, il facchinaggio eccetera) senza dover procedere a un bando e perdere tempo: si presume infatti che, essendosi aggiudicati lappalto Consip, quello proposto sia già il prezzo migliore. Ecco perché la Romeo in Puglia lavora praticamente con tutti gli enti pubblici. Lappalto della Regione - sul quale sono state sollevate una serie di polemiche - sarebbe quindi soltanto lultima della lista. Nellelenco ci sono per esempio la Prefettura di Bari, il comando regionale dei Carabinieri e gli uffici della Corte dei conti. Ci sono poi i comuni di Bari e Monopoli, ma anche la commissione regionale tributaria, lInps, lInail e lo Iacp, la direzione regionale del Lavoro, la Soprintendenza, le sedi del ministero dei Trasporti, i monopoli di Bari o lUniversità del Salento. «Lavoriamo da anni e lavoriamo nel migliore dei modi possibili - dicono dallazienda - Qui si sta alzando un polverone che mette a rischio il lavoro di più di 400 persone: in tutta questa vicenda, nemmeno a Napoli, mai è stata messa in dubbio la correttezza dellazienda ma solamente eventuali responsabilità personali. Tutte ancora da dimostrare». Nonostante i tanti lavori, in effetti, in Puglia non ci sono inchieste giudiziarie a carico della Romeo. Negli scorsi anni aprì un fascicolo la Corte dei conti per poi però chiudere tutto con un nulla di fatto. Il caso riguardava luniversità di Bari che, sotto la guida dellex rettore Giovanni Girone, stipulò un contratto milionario (dopo una gara dappalto) proprio con la società napoletana. «Si trattava - spiega la stessa Romeo - della prima e più rilevante esperienza in Italia di gestione integrata dei servizi nel panorama degli immobili dedicati alla ricerca e allinsegnamento». Il contratto prevedeva la gestione di «governo e consulenza professionale», «censimento e gestione dellanagrafe tecnica», «portierato e accoglienza», oltre alla pulizia e alla manutenzione. Lappalto era costato 15 milioni di euro e la Romeo era in Ati (Associazione temporanea dimpresa) con la Fiorita, tra laltro in quel periodo travolta dallo scandalo giudiziario della Cascina. «Quei soldi erano troppi» avevano accusato alcune piccole cooperative locali. Mentre la ditta esclusa dalla gara dappalto aveva denunciato presunte irregolarità nellaggiudicazione. Il tutto però non ha avuto seguiti. Lunico è stato che, allo scadere del contratto, il nuovo rettore Corrado Petrocelli non ha rinnovato laccordo. (g. fosch.)