La Cassazione annulla la sentenza di assoluzione Al centro del caso linsolvenza del fondo pensioni. Ferrazza rassicura i lavoratori "Stipendi garantiti" Annullata la sentenza che aveva prosciolto Nicola Costa, sovrintendente del teatro Carlo Felice dal 1994 al 2002: giovedì la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dallavvocato dei lavoratori del teatro. Annullando dunque la sentenza pronunciata nel luglio scorso dal giudice per ludienza preliminare, Adriana Petri, che aveva deciso il «non luogo a procedere», perché Costa non avrebbe commesso il fatto. Il fatto è laccusa di bancarotta fraudolenta, riguardo il Fondo pensioni dei lavoratori del teatro. Adesso lavvocato Ennio Pischedda, che rappresenta i lavoratori e che ha presentato il ricorso, attende di esaminare le carte della Corte di Cassazione, nei primi giorni della prossima settimana: «Abbiamo presentato due tipi di ricorsi - spiega - uno di tipo procedurale, per conto delle persone offese, che non sono state avvisate delludienza preliminare e uno di merito, per conto delle persone offese che si sono invece costituite parte civile: adesso dobbiamo capire se i ricorsi sono stati accolti entrambi o soltanto uno di essi». La decisione della Corte di Cassazione rimanda il fascicolo a Genova, nelle mani del giudice per le indagini preliminari. «Allorizzonte si profilano due scenari: se è stato accolto soltanto il ricorso di tipo procedurale, sarà semplicemente ribadita la sentenza pronunciata nel luglio scorso - spiega lavvocato Pischedda - se invece è stato accolto il ricorso di merito, o comunque entrambi, allora si riordina il processo». I lavoratori difesi da Pischedda vogliono andare fino in fondo: «Chiediamo che sia fatta luce sul reato di bancarotta fraudolenta - prosegue lavvocato - perché sosteniamo che Nicola Costa non abbia fatto tutto quello che doveva fare per evitare il disastro del Fondo pensioni. Ovvero: Costa doveva intervenire quando, tra il 1994 e il 2002, ha saputo che per il Fondo non cera più la riserva matematica che garantiva lautonomia finanziaria del Fondo stesso. E invece non ha fatto nulla». Il Fondo pensioni era stato acceso nel 1972 e il 24 aprile 2004 venne chiuso con liquidazione coatta amministrativa, con decreto del Ministero del Lavoro e dichiarato in stato di insolvenza con sentenza del tribunale di Genova il 18 novembre dello stesso anno. E sul Fondo pensioni, questo, non è lunico ricorso: il commissario straordinario del Carlo Felice Giuseppe Ferrazza starebbe meditando se ricorrere in appello contro la sentenza che condanna a risarcire i lavoratori, almeno per procrastinare la scadenza di un mese per i tempi del pagamento. Il cielo invece si rasserena, sul fronte dei sindacati. Ieri si sono svolte due assemblee. Nel primo pomeriggio è toccato alla Cgil: «Abbiamo rassicurato i lavoratori, avendo avuto rassicurazioni dal commissario e dallintervento del capo di Gabinetto del ministro Bondi, Salvatore Nastasi, a Genova che ha annunciato un impegno straordinario da Roma - spiega Maria Pia Scandolo - il 22 saranno pagati puntualmente stipendi e tredicesime. E la questione del Fondo sembra finalmente aver trovato una soluzione concreta. Queste sono le notizie certe: tutte le altre sono strumentalizzazioni». Assemblea, in serata, anche per i sindacati autonomi, Fiasl, Snater, Libersind e Uilcom: «Abbiamo preso atto dellaccordo sul Fondo, adesso aspettiamo che si trasformi in realtà concreta», tagliano corto.
GENOVA - Bancarotta al Carlo Felice. Costa rischia un nuovo processo
La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di assoluzione del sovrintendente del teatro Carlo Felice, Nicola Costa, per bancarotta fraudolenta riguardo al Fondo pensioni dei lavoratori. Il ricorso è stato presentato dagli avvocati dei lavoratori, che chiedono di esaminare le carte della Corte di Cassazione. Se il ricorso è stato accolto, il processo si riordinerà. I lavoratori vogliono andare fino in fondo e chiedono di fare luce sul reato di bancarotta fraudolenta. Il commissario straordinario del teatro, Giuseppe Ferrazza, sta meditando se ricorrere in appello contro la sentenza che condanna a risarcire i lavoratori.
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