L'Italia dei Beni culturali richiede uno svecchiamen-to, ma si dibatte in un paradosso. Da un lato ci sono degli ultraconservatori che non vogliono cambiare nulla consegnandosi alliperburocrazia («i vecchi»); dallaltro i «berluscones» (i nuovi) che si intuisce come sottofondo dellarticolo - scelgono per amicizia (ci si riferisce allindicazione di Mario Resca a direttore dei Beni culturali) e quindi non sono i più indicati per cambiare. E questo, in sintesi, il tenore dellarticolo che il cronista e critico di arte e musica del New York Times, Michael Kimmelman, ha pubblicato ieri in prima pagina del prestigioso quotidiano, dopo un incontro con il direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci. il tema è come rinnovare la gestione dei 4.000 musei del Paese di fronte alla persistenza di «una burocrazia cigolante e difensiva». Kimmelman muove dallanalisi di un Paese fatto di cittadini «che si identificano profondamente con la loro eredità culturale, ma non visitano i propri musei». Da qui lidea, di «americanizzare il sistema» proposta dellamministrazione Berlusconi, ovvero quella di introdurre un supermanager capace di tagliare con la burocrazia e iniettare nuove idee e «nuove maniere di guadagnare», considerando che il budget del ministero sta per essere tagliato del 30. «Ma gli avversari a questo progetto, non irrazionalmente hanno evidenziato che la cultura richiede esperti e non qualcuno che ha venduto hamburger» (ndr, Mario Resca fu presidente di McDonalds Italia). Larticolo dà unidea anche. di come lautolesionismo italiano riesca a trasmettere allestero unimmagine negativa del Paese, tanto che persino («americanizzazione» diventa sospetta a un americano come Kimmelman: da una parte si vuole americanizzare ll sistema - scrive -, ma gli italiani, hanno una linea sul patrimonio culturale che affonda le radici nel 500.:. Per altro - aggiunge - dichiarano eredità nazionali non solo i resti romani o Caravaggio, ma anche ogni costruzione e opera grafica più vecchia di 50 anni... vietandone lesportazione». Certo, gli americani - come insegna il caso dellex direttrice del Getty Museum, Marion True - preferirebbero che ogni bene disseppellito in Italia fosse esportabile! In serata il ministro Sandro Bondi ha commentato gli aspetti «positi- vi» dellarticolo: «Hanno ragione, abbiamo il più grande patrimonio del mondo e difettiamo nella valorizzazione». Per questo, ha aggiunto «proprio oggi (ieri ndr), è stato approvato il progetto di riforma che consente di istituire la direzione per la valorizzazione dei Beni culturali», da affidare, appunto, a Resca.