Il Duomo di Trento è considerato il più fulgido esempio di architettura romanica dell'area mitteleuropea. Per questo, fu sottoposto a restauri e modifiche, che hanno cambiato notevolmente il suo aspetto originario. Ora una mostra intitolata «Il Duomo di Trento tra tutela e restauro 1858-2008» realizzata dal Museo Diocesano Tridentino presenta la documentazione ed i protagonisti dei principali interventi, in collaborazione con gli Archivi Diocesano, di Stato, Storico e delle Soprintendenze per i Beni architettonici e storico-artistici. Spiega Domenica Primerano, vicedirettore del Museo che sorge in piazza Duomo e che quest'anno celebra i suoi cent'anni di vita, che la mostra espone materiali dell'Archivio di Stato, del Landesarchiv di Innsbruck e del Museo Nazionale di Norimberga, ma anche di archivi privati, mai esposti prima. «Una storia che ha il suo punto di partenza - racconta Primerano - con il progetto di restauro dell'ingegnere August Essenwein e il punto di arrivo con gli ultimi interventi del Giubileo 2000. Nel passaggio dall'impero asburgico all'Italia, la figura di raccordo è Vincenzo Casagrande, conservatore della Commissione centrale austriaca e primo direttore del Museo Diocesano, che sarà allontanato all'arrivo del soprintendente Gerola, per la concezione diversa che i due Stati hanno della tutela del patrimonio artistico». La mostra sul restauro del Duomo, infatti, non si occupa solo dei protagonisti degli interventi, ma anche delle visioni diverse che si sono alternate nel corso del tempo. Partendo dai protagonisti, sono: August Essenwein, arrivato a Trento nel 1858 su incarico della Commissione centrale austriaca, al quale succede nel 1879 Enrico Nordio, triestino formatosi a Vienna, per poi lasciare il posto a Natale Tommasi, originario di Cognola, laureato a Monaco e attivo a Innsbruck ed in Trentino. Riassume l'architetto Primerano: «Al suo arrivo, Essenwein aveva un progetto ambizioso di reinventare il Duomo di Trento, recuperandone la sua dimensione originaria, dalla struttura esterna all'arredamento. Un progetto pensato come opera d'arte totale, che non fu mai realizzato. Con Nordio, chiamato a Trento per dirigere la Scuola Industriale dei Marmi, si torna ad una concezione conservativa del restauro, ricostruendo la cupola clesiana in stile neoromanico ed eliminando le decorazioni settecentesche. Infine, Natale Tommasi che arriva a Trento all'inizio del Novecento, modifica il concetto di restauro, inteso come tutela di un monumento come documento che racchiude la storia dei popoli e degli stili che si sono alternati. Propone di completare il secondo campanile, ma nemmeno questo obiettivo si realizza, perché la sua opera è interrotta dal passaggio del Trentino all'Italia e dall'arrivo di Gerola». La mostra suddivisa in 4 sezioni che espone progetti, disegni, fotografie d'epoca, inaugura domani alle ore 18. E' corredata da un ponderoso catalogo di 560 pagine, che raccoglie interventi di studiosi italiani e stranieri, dando un nuovo contributo alla storia della città.
TRENTO - ll Duomo, 150 anni di restauri
Il Duomo di Trento è considerato il più fulgido esempio di architettura romanica dell'area mitteleuropea. La mostra "Il Duomo di Trento tra tutela e restauro 1858-2008" presentata dal Museo Diocesano Tridentino esamina i principali interventi di restauro e tutela del Duomo. La mostra è stata realizzata in collaborazione con gli Archivi Diocesano, di Stato, Storico e delle Soprintendenze per i Beni architettonici e storico-artistici. La mostra espone materiali provenienti da archivi privati e pubblici, tra cui l'Archivio di Stato, il Landesarchiv di Innsbruck e il Museo Nazionale di Norimberga.
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