Presentato a Roma il libro-intervista, edito da Mondadori, del ministro dei beni culturali Il salone monumentale della Biblioteca Casanatense, ieri sera, risplendeva delle luci delle grandi occasioni. Non sappiamo se il 22 novembre scorso, quando fu presentato il libro di Mirella Saulini sui gesuiti siciliani, i watts predisposti fossero gli stessi. Il pubblico certo no, e nemmeno il panel di relatori. A sentire come e perché il ministro dei beni e le attività culturali abbia scritto un libro sul suo pensiero a proposito dei beni e le attività culturali, pubblicandolo presso la casa editrice del suo presidente del consiglio, presentandolo in un ambiente storico amministrato dal suo ministero, facendo coordinare il dibattito a uno dei suoi collaboratori al ministero quale è Alain Elkann, c'erano soprattutto funzionari dello stesso ministero (uno, poverino, è crollato nelle braccia di Morfeo a metà strada). Che però erano tanti, e nessuno dubiti che presenziassero alla Totò, e cioè per dovere di promozione. L'unica nota fuori del coro, in questa kermesse dai toni classici (dove classico sta per cultura sdraiata ai piedi del potere) è stato il soprintendente toscano Antonio Paolucci che, con il suo solito garbo, ha fatto notare al ministro-autore come le polemiche intorno alla Patrimonio SpA abbiano trovato la loro ragion d'essere nella «brutalità aziendalistica» con cui si sono presentate le cose: il debito pubblico aumenta, allora vendiamo il patrimonio. «Magari qualcuno si offrisse di comprare quello che sta andando in rovina: gli direi di sì, bocciandogli la sauna in cappella o la parcellizzazione di certi saloni». A lato del dibattito, quasi timoroso di avvicinare i luminari della cultura giuridica sull'argomento (tra i relatori è doveroso citare Sabino Cassese), ma certo ben vistoso nella sua larga sciarpa di seta a fondo dorato, c'era anche Armando Verdiglione. Il motivo è presto detto: è nelle stanze della sua casa editrice, Spirali, che l'opera è stata partorita, grazie all'incontro tra il professor Urbani e un gruppo di ricercatori (che, con poco stile, risultano anonimi nel testo del colloquio). Lo ha ripetuto persino Elkann, nella sua prolusione: «A questo libro è stato dedicato un lungo week end nella casa di campagna del professor Verdiglione, con tanto di registratori». A Elkann è sfuggita anche un'infelice (o era ironicamente voluta?) battuta, sul fatto che il ministro ha dato molto al settore dei libri, «ha scritto un libro». Nessuno, per buona educazione verso il padrone di casa, ha accennato allo strafalcione di pagina 30 (che è valso un Tapiro ad Urbani), dove, al termine di un lungo e appassionato panegirico in favore delle visite virtuali ai beni culturali (meglio di quelle reali, sostiene il ministro), si annuncia che «virtualmente» sarà consentito di ammirare gli affreschi della Cappella Sistina «volando (il corsivo è suo)...si arriva a leggere, per esempio, sul collo di un angelo la firma di Raffaello. Una cosa emozionante». Fantascientifico di sicuro: quando mai sarebbe possibile, nella realtà, vedere la firma di Raffaello su un angelo del Buonarroti? Ma questo già lo sapete.