MOLFETTA. Il circolo locale di Legambiente interviene sulla vicenda relativa alla costruzione della nuova caserma della capitaneria di porto. E ce nè per tutti. Anche per la Regione che ha approvato «seppur con prescrizioni, sostanzialmente lo stesso piano che - scrive in una nota Giovanna Grillo, presidente del circolo locale di Legambiente - per ventanni non aveva approvato senza che le ragioni della non approvazione (la tutela di un paesaggio sottoposto a vincolo) fossero state rimosse». Nel frattempo lamministrazione comunale sulla questione continua a tacere, «E quantomeno sorprendente quello che oggi il sindaco di Molfetta - spiega Giovanna Grillo - sta facendo per ottenere lo spostamento della foresteria della Capitaneria di Porto, dopo che solo pochi mesi fa aveva voluto, o quantomeno permesso, che sorgesse esattamente lì dove la stanno tirando su. Basta guardare le carte - continua - per accorgersi che non sarà certo la foresteria a impedire che San Corrado e la Madonna dei Martiri continuino a guardarsi come per quasi novecento anni hanno fatto, bensì le tante altre opere portuali (i sette capannoni che si affiancheranno lungo il mare alla foresteria, le strutture cantieristiche de Le Difese, lo stesso porto turistico) così fortemente volute proprio da chi in questa circostanza si erge a difensore del sacro paesaggio molfettese, lo smarrimento è totale». E ancora. «Oramai per il senso comune il porto nuovo è diventata unopera indispensabile. A che cosa serva e, soprattutto, a chi giovi non è materia che possa ormai trovare spazio nella stanca democrazia cittadina, ammesso che mai labbia trovato. Non serve, quindi, ricordare quanto sorprendente sia stata le fonte di finanziamento delle opere, né serve ancora ricordare quella stranezza per cui il beneficiato del finanziamento non sia stato lente proprietario (la Regione) ma il Comune. Forse non serve più nemmeno chiedersi chi debba far rispettare le prescrizioni e come mai alcune di quelle siano state ormai irrimediabilmente violate (per esempio proprio la palazzina servizi, a cui veniva riconosciuto un valore architettonico sfuggito ai nostri tecnici, avrebbe dovuto essere destinata a Museo del mare e non abbattuta) senza che alcuno abbia avuto qualcosa da eccepire». Poi andando un po più sul concreto, «se di errore si tratta - conclude la presidente del circolo di Legambiente - si rimedi seguendo la via maestra: si adotti una variante. E se questo dovesse comportare lavvio di una nuova Valutazione dImpatto Ambientale e di una Valutazione Ambientale Strategica, che ben vengano. Si potrà riaprire il dibattito nella città e provare a rimediare almeno a qualcuno dei tanti strafalcioni del progetto, a cominciare da quella specie di autostrada a quattro corsie che devasterà la Banchina San Domenico e che, nonostante le prescrizioni contrarie, è stata riproposta nei disegni fatti circolare in questi giorni dallUfficio tecnico».