Lultimatum sulla Darsena è partito ieri per posta prioritaria. È una lettera dai toni duri, spedita dalla Soprintendenza ai costruttori del parcheggio interrato e (per conoscenza) al Comune. Il firmatario, larchitetto Alberto Artioli, la riassume così: «Si prendano subito tutte le opportune iniziative per proseguire i lavori oppure si rimetta la Darsena nelle condizioni in cui è stata trovata». Perché lo spiazzo che fu porto, continua il soprintendente Artioli, è da oltre due anni «in uno stato di estremo e inaccettabile degrado». La conca del Cinquecento e le Mura spagnole sono affogate da fango e sterpaglie. Ci sono rifiuti e siringhe lungo le sponde. E ancora, sul lungolago, la capanna di un senzatetto (ex galeotto dalla storia triste e strana) corredata da materasso, due sedie e una scrivania. La convenzione per costruire il megaparcheggio da 700 posti auto sotto la Darsena è stata firmata il 23 settembre 2004. Ma il cantiere, di fatto, non è mai partito. Sono stati conclusi in parte - solo i rilievi della Soprintendenza ai Beni archeologici. Il fatto è che Comune e impresa non hanno ancora trovato laccordo sul progetto. Un nuovo vertice sui box in Darsena è stato fissato per lunedì. Faccia a faccia tra imprenditori e dirigenti di Palazzo Marino. Sarà un incontro durgenza, visto che il Comune sera ripromesso di sbloccare il caso entro la fine del 2008. «Mi auguro che si trovi un accordo» dice lassessore ai Lavori pubblici, Bruno Simini: «Siamo pronti a discutere la proposta dellimpresa e a definire lintervento una volta per tutte. La città non può più aspettare e accettare questo sconcio». Il Piano urbano dei parcheggi assegna alla Darsena un «bisogno» di mille posti auto: settecento a rotazione e altri trecento per residenti. I1 progetto approvato dal Comune nel 2004 prevede la costruzione sotto il porto di Milano di «soli» 70o box a rotazione e nessuno in vendita agli abitanti. Il primo problema è questo: per recuperare i costi dei ritardi, milioni di euro, limpresa potrebbe aggiungere al progetto un piano per residenti. Simini si dice «pronto a valutare ogni ipotesi», ma un punto lo vuole chiarire subito: «Il programma va definito con assoluta certezza». Adesso. Altrimenti, conclude, si corre il rischio di iniziare i lavori (su un progetto) e trovarsi tra qualche tempo a dover esaminare nuove modifiche. Famiglie di topi. Immondizia. Baracche e senzatetto. Questa è oggi la Darsena: un cantiere rifugio. Una discarica in cui, però, la società che promuove i box continua a macinare denaro. Attorno al parcheggio sono stati installati, in accordo con il Comune, cinque cartelloni pubblicitari: le concessionarie pagano tra i 100 e i 120 mila euro al mese per affittare quegli spazi. Un impianto, per altro, è proprio in mezzo alla Darsena. «Avevamo dato lautorizzazione al poster e al gazebo per il pattinaggio proprio in ragione del cantiere» scrive Artioli: «ma visto che i lavori sono bloccati, non siamo intenzionati a dare unulteriore proroga alla pubblicità». Di lettera in lettera. La Soprintendenza ha scritto in questi giorni allassessore Simini anche sul parcheggio delle polemiche davanti alla basilica di SantAmbrogio. Motivo: Artioli figurava tra i firmatari dellultima petizione del comitato antibox. E invece? «Comunico di non aver mai firmato tale documento e dunque, per quanto mi riguarda, a meno di improbabili omonimie, si tratta di un atto palesemente falso che come tale qualifica gli estensori».