Ha fama di odiare il gossip, di non arretrare di fronte alle pressioni dietro le quinte quando crede in qualcosa. Di carattere cortese, ma anche dura, diretta, capace di valutare le critiche purché esplicite, appassionata di Arte Povera, genovese, Ida Gianelli ha guidato per 18 anni il museo darte contemporanea del Castello di Rivoli presso Torino. Il 31 dicembre brinderà a una nuova vita: il suo mandato finisce. A sorpresa il sindaco di Roma Alemanno lha invitata a condurre due luoghi di mostre come il Palazzo delle Esposizioni e le Scuderie del Quirinale. Lei ci sta pensando su. E sullargomento non risponde finché non avrà sciolto il nodo. Il bilancio dellesperienza a Rivoli? «E il primo museo darte contemporanea nato in Italia, nel 1984. Ed è diventato quel che è grazie al lavoro di squadra. E mi riferisco a chi ci lavora, a chi lo ha sostenuto, la città di Torino, i collezionisti, gli amici, gli sponsor, un pubblico fedele. Ci pare un buon risultato». Quanti visitatori avete? «Circa 120 mila allanno». Cosa fa o dovrebbe fare un museo darte contemporanea? «Museo non vuol dire organizzare mostre ma avere una collezione, un servizio educativo per avvicinare la gente, una biblioteca specializzata e la nostra è tra le migliori. La mostra è unossessione perché dà più spazio sui giornali, però indebolisce le strutture. Ma si tende a bruciare le cose in tempi brevi». Il ministro per i beni culturali Bondi ha detto di non capire larte doggi. «Questo è il livello più basso per discuterne. Un luogo come Rivoli deve organizzare visite guidate gratuite e laboratori, dialogare con il pubblico, non lasciarlo isolato. Ma non bisogna spiegare sempre tutto. Serve invece vedere larte sistematicamente, non una tantum. Per larte antica vale lo stesso discorso: molti credono di capirla però è un equivoco, non è così semplice come sembra». Bondi ha eliminato dal ministero la direzione per larte contemporanea. «Non posso pensarne bene. Che bisogno cera di abolire qualcosa che rappresenta una realtà? Ci sono le soprintendenze per larte antica: perché non avere una struttura per il contemporaneo?» Perché averla? «Credo nella cultura contemporanea, perciò va sostenuta. Già è difficile capire il proprio tempo, figuriamoci se si sta sempre voltati indietro verso il passato». Qual è lo stato dellarte? «Non è degli occidentali, è del mondo, ha forme infinite e dobbiamo andar cauti con i giudizi. Ora trovo interessanti artisti di altre culture che si integrano con la nostra. Se devo fare un esempio cito un giovane, Yan Fudong: è straordinario come adotti tematiche della sua Cina usando un linguaggio comprensibile anche per loccidente. Il Padiglione Italia della Biennale, che lei curò nel 2005, nel 2009 avrà come responsabili Beatrice Buscaroli e Luca Beatrice, critici darte esplicitamente di destra. La destra entra in un territorio dal quale si è tenuta alla larga o «di sinistra»? «Larte non è di destra né di sinistra. Infatti non trovo interessante un lavoro che tocchi direttamente laspetto politico perché invecchia. Larte fa politica in un altro modo, mentre sono i curatori, che non sono creativi e alcuni fanno carriera con un partito, a prendere posizione. Gli artisti sono e devono essere critici col potere, dirompenti, mettere in discussione quanto succede. E sempre accaduto, basti pensare a Caravaggio». «Un lavoro che tocchi solo laspetto politico non mi interessa perché invecchia Gli artisti devono essere critici col potere».
Il nostro tempo ossessionato dal fare mostre
Ida Gianelli, direttrice del museo darte contemporanea del Castello di Rivoli, ha concluso il suo mandato dopo 18 anni. Il sindaco di Roma, Alemanno, lha invitata a condurre due mostre al Palazzo delle Esposizioni e alle Scuderie del Quirinale. Gianelli ha espresso la sua disponibilità, ma non ha ancora deciso. Il museo di Rivoli ha avuto un buon risultato, con circa 120 mila visitatori all'anno. Gianelli ha sottolineato l'importanza di avere una collezione, un servizio educativo e una biblioteca specializzata per avvicinare la gente all'arte contemporanea.
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