Niente proroga per i servizi. Polemica sullassegno integrativo ai catalogatori Il caos dei «servizi aggiuntivi» minaccia la chiusura delle principali attrazioni culturali siciliane. Fra tredici giorni scadono i contratti in forza dei quali tre società private gestiscono le biglietterie di musei, siti archeologici, monumenti. Il governo regionale, che secondo una delibera di fine giugno avrebbe dovuto fare nuovi bandi o affidare questi servizi (che comprendono anche la gestione di caffetterie e bookshop) alla società Beni culturali spa, non ha intrapreso alcuna delle due strade. Unica soluzione, a questo punto, è la proroga dei contratti alle tre società: Novamusa (gestisce i monumenti delle province di Messina, Trapani e Siracusa), Federico II (Palermo) e I luoghi dellArcadia (Agrigento). Ma il provvedimento che prolunga il rapporto fra la Regione e queste società, che indiscrezioni davano per approvato già venerdì scorso, non è stato varato neppure martedì, malgrado fosse stata programmata una sessione serale dei lavori della giunta dedicata soltanto ai problemi dei beni culturali. Tutto è fermo, mentre prosegue il braccio di ferro fra lassessore ai Beni culturali Antonello Antinoro e il dirigente generale dellassessorato Romeo Palma. Questultimo, convinto che la strada dellaffidamento dei servizi alla Beni culturali spa non sia praticabile per legge, aveva preparato degli schemi di bando che però non sono stati ritenuti soddisfacenti dallassessore. Così, nei giorni scorsi, Palma ha scritto alle soprintendenze e ai concessionari per preannunciare la scadenza dei contratti: una sorta di avviso di sfratto che non è andato proprio giù ad Antinoro. «Si è ingenerato un clima di confusione», lopinione dellesponente dellUdc che non parla con il suo dirigente ormai da settimane. Palma ha invitato i soprintendenti ad assumersi direttamente lonere di gestire le biglietterie e i servizi aggiuntivi «ma alcuni di essi - ribatte ancora Antinoro - mi hanno fatto sapere di non avere personale e risorse per svolgere queste funzioni». In questo clima, i responsabili delle società concessionarie stentano a raccapezzarsi: «Cè preoccupazione per il futuro dei nostri 120 dipendenti, confidiamo nellintervento dellassessore», dice Marco Mottolese, amministratore delegato di Novamusa. Il caso è già politico, perché allArs giacciono gli atti ispettivi di due deputati del Pd, Franco Rinaldi e Giovanni Di Benedetto: il primo chiede lumi sul destino del personale di Novamusa, il secondo ha paventato la possibile chiusura della valle dei Templi. Antinoro minimizza: «Il problema sarà risolto fra qualche giorno, non voglio aggiungere altro. Dico solo che nessun sito sarà chiuso al pubblico. La proroga ci sarà, per non più di quattro mesi». Ma il duello non ha soste, in piazza Croci. E riguarda anche gli oltre 400 catalogatori dei beni culturali di cui, con una delibera approvata la scorsa settimana a Palazzo dOrleans, è stato deciso il trasferimento negli organici di Beni culturali spa. Una delle ipotesi che erano state prospettate in una legge approvata dallArs a fine 2007. La normativa prevede, per i catalogatori, lapplicazione del contratto dei regionali. Ma Antinoro ha deciso di concedere loro un «assegno perequativo», con lo scopo di far percepire a questa categoria di lavoratori gli stessi compensi percepiti sinora. Comportamento amministrativo legittimo? Secondo lassessore ovviamente sì: «I catalogatori, nella Beni culturali spa, svolgeranno anche nuove mansioni, per le quali devono essere retribuiti». Ma, poiché «lassegno perequativo» - che varia dai 15 ai 120 euro al mese, in relazione alla qualifica - non è contemplato in alcuna norma, Palma ha già chiesto lumi allufficio legale della Regione.