Il sistema Romeo si era infiltrato nel cuore di Palazzo San Giacomo. Quando limprenditore Alfredo Romeo parla al telefono con gli assessori adesso arrestati dei suoi affari, li chiama «le cose nostre». Al vertice della giunta, il sindaco veniva definito con un insulto, da uno dei suoi più fidati amministratori, «una scema completa». Leggi: fuori dai giochi. Secondo gli inquirenti, la Iervolino era tenuta alloscuro delle trame. Ecco il racconto della voluminosa inchiesta condotta dalla Dia e dai carabinieri. Nellimpostazione accusatoria dei magistrati, Romeo era in grado di operare «una vera e propria blindatura dei bandi di gara, materialmente redatti dallimprenditore e dal suo staff per poi essere approvati dai vari enti pubblici interessati». Un «sistema Romeo», insomma, quello configurato dai pm Vincenzo DOnofrio, Raffaello Falcone, Pierpaolo Filippelli e dal procuratore aggiunto Franco Roberti. Le 13 ordinanze cautelari firmate dal giudice Paola Russo - in carcere per Romeo, agli arresti domiciliari per tutti gli altri - riportano di colpo sulla città i fantasmi di una stagione, quella di Mani pulite, che sembrava appartenere al passato. Indagati a piede libero il vicepresidente del consiglio provinciale, Antonio Pugliese. E due dirigenti dellamministrazione, Antonio Lamberti e Antonio De Paolis. Per loro e per un altro indagato, la Procura aveva chiesto provvedimenti restrittivi, non concessi dal gip. Decisione contro la quale i pm annunciano ricorso. In 584 pagine il giudice per le indagini preliminari ricostruisce la trama che vede come principale protagonista limprenditore Alfredo Romeo nella sua caccia a ricchi appalti pubblici. Il paradosso Gambale e il sindaco «scema completa». Colpisce, sotto questo profilo, il coinvolgimento dellex assessore alla Legalità Giuseppe Gambale. Lex assessore già paladino dellanticamorra, più volte parlamentare e in prima fila negli anni di Tangentopoli sul fronte della lotta ai corrotti, è da tempo schierato al fianco del parroco di Forcella don Luigi Merola. Ora viene contestato a Gambale non solo di aver «turbato la gara del pubblico appalto per la manutenzione e refezione scolastica delle scuole cittadine dalla durata triennale per un importo complessivo di circa 20 milioni di euro», di aver «procurato a Romeo notizie e informazioni riservate acquisiste nella sua qualità di pubblico amministratore» e di aver «sponsorizzato la figura di Romeo e delle sue imprese presso lallora ministro dellIstruzione», Giuseppe Fioroni (non indagato). Ma addirittura di aver ottenuto in cambio «un versamento di denaro a favore della fondazione "A voce de creature" riconducibile a don Luigi Merola», assunzioni di «manodopera da lui segnalata» e «agevolazioni nellacquisto di appartamenti gestiti dalla "Romeo"». Condotte che secondo gli inquirenti venivano portate avanti allinsaputa del sindaco Rosa Russo Iervolino, definita ai pm «ignara» anche alla luce di una conversazione tra Gambale e Romeo intercettata il 5 marzo 2007. Dice Gambale allimprenditore: «Ho parlato con il sindaco. Lo sai che lei è molto contenta; io sono stato un po criptico. Lei davanti mi ha detto che poteva essere un modello che noi possiamo affidare per tutto il decentramento». E quando Romeo replica: «Eh, ma lei non ha capito che ha degli assessori intelligenti», Gambale chiosa: «Ma quella è scema completa... non si rende conto». Romeo allora dice: «No ma tu tienila sempre... non ti far entusiasmare dal... «. Lassessore lo rassicura: «No, lo so figurati». Limprenditore evidenzia: «Magari gli piace il giocattolo lo mette in mano a quello scemo che tiene a fianco». «Tieni nu grande amico assessore». Sono le 23.49 del 3 aprile 2007 quando Alfredo Romeo telefona allallora assessore Giorgio Nugnes, che aveva la delega alle strade - poi morto suicida dopo essere stato arrestato nellambito dellinchiesta sugli scontri di Pianura contro lapertura di una discarica. «Come è andata?», chiede Romeo, riferendosi al dibattito in Consiglio sulle delibera per lappalto del Global Service delle strade di Napoli. E Nugnes, scherzando sul proprio apporto: «Comm è bello, cè chi dorme e chi fatica... «. E aggiunge: «Tutto a posto». «Compromessi complicati», incalza Romeo, preoccupato da emendamenti che possono stravolgere una delibera che, secondo laccusa, era stata definita - capitolato per capitolato dalle sue strutture e poi di fatto "copiata" dagli uffici comunali. «No, niente, domani ne parliamo», dice Nugnes. Romeo si scioglie: «Tanti affettuosi e cari complimenti». Nugnes si autoelogia: «Eh, guagliò si nu grande. E tieni nu grande amico assessore». Lo corregge affettuosamente Romeo: «Ma soprattutto capace». Poi il dialogo prosegue per capire landamento della seduta. «Quanti voti», chiede Romeo. E Nugnes: «37». Romeo: «Ottimo, complimenti, te la sei meritata tutta». Poi si informa su An, il gruppo consiliare che aveva formulato 80 emendamenti. «No - lo rassicura Nugnes - hanno conservato la dignità, insomma. Quelli hanno fatto una opposizione corretta, leale, insomma di contenuto». Romeo chiede ancora: «Forza Italia non si è presentata?». «Eh no, mi dispiace», risponde Nugnes ed entrambi ridono. La parrocchia delle lobby. È il 4 marzo 2007. Ecco unaltra delle numerosissime conversazioni che il "padre-padrone" della Romeo - così lo definiscono i magistrati - intrattiene con Nugnes e con gli altri quattro assessori indagati: Enrico Cardillo, Felice Laudadio, Ferdinando Di Mezza e Giuseppe Gambale. La delibera sul "Global Service" avrebbe ottenuto il via libera dalla giunta comunale il 24 marzo e poi doveva affrontare lo scoglio del consiglio comunale. Romeo parla con Nugnes e si lamenta del fatto che i loro accordi sottobanco potrebbero essere invisi alla presunta «parrocchia delle lobby». «Tu un amico tieni», lo ammonisce Nugnes. E Romeo: «Eh, Giorgio, ma noi ce la dobbiamo tenere stretta questa amicizia perchè se no questi ci fanno... «. Nugnes gli dà ragione: «Sì, sì. Il problema sai qual è? Che questo è il più grande provvedimento di questa consiliatura, allora dice... Arriva questo fresco fresco, ragazzino ragazzino, e ci frega a tutti quanti insomma...». E Romeo: «Eh però non hanno capito, perché quelli appartengono alla solita parrocchia delle lobby amministrative locali. Anche il mio professore me lha detto, perché quelli come Riccardo, come Marone (il riferimento è allex vicesindaco Marone, noto amministrativista, che non risulta assolutamente coinvolto da alcun filone dindagine, ndr)». Nugnes continua: «Alfredo, comunque lo scoglio più grosso era in giunta», E Romeo replica: «Però, Giorgio, teniamo gli occhi aperti perché questi non tengono le palle per promuovere niente di meglio di quello che oggi attualmente cè sul campo». Lassessore concorda: «E vogliono soltanto ostacolare gli altri». Romeo: «Sì hai ragione, vogliono ostacolare gli altri, ?azzuppare nellorto degli altri.... Allora bisogna stare con gli occhi aperti». «Deve saltare questa cosa dellAcen». Così lassessore Ferdinando Di Mezza si esprime a proposito di una seduta della commissione consiliare nella quale è prevista unaudizione dellAcen, lassociazione costruttori di Napoli presieduta da Ambrogio Prezioso, che è vista da Romeo come un nemico ed un robusto ostacolo «sul lucroso cammino intrapreso nella predetrminazione nella gara del Global Service». La preoccupazione dellimprenditore, difatti, secondo la Procura di Napoli, è che potessero essere avvantaggiate altre imprese, in particolare quelle che fanno parte dellAcen, se lappalto non fosse stato caratterizzato con determinati requisiti. Romeo chiede infatti - con forza e in una serie innumerevole di contatti e di pressioni esercitate sugli assessori compiacenti - che quel business da 400 milioni di euro sia predeterminato da una definizione di «appalto di servizi» - ad esclusivo vantaggio del colosso Romeo, specialista europeo in Servizi - e non come «appalti di opera», come invece avrebbe voluto lassociazione di costruttori Acen, sollecitando un frazionamento del maxi affare in tanti lotti, cui partecipare in maniera convergente. «Con Nonno me la vedo io». Le telefonate tra Romeo e gli assessori si susseguono a ritmo frenetico, alla vigilia dellaudizione in commissione dellAcen. In molte di esse si passa in rassegna il grado di "affidabilità" di vari esponenti politici al progetto Romeo. E si fanno commenti su vari consiglieri. Di Mezza dice del consigliere Carlo Migliaccio: «Migliaccio è proprio un pazzo scatenato, sapessi quante ce ne combina. Quello ti butta la gente addosso». In unaltra conversazione, si parla del consigliere ed ex capogruppo dei Ds Antonio Borriello. Limprenditore Romeo conversa con lassessore Cardillo - che in altre e parallele conversazioni Romeo definisce "il corto" - e dice: «Non ti preoccupare, ci pensa forse Borriello (che non risulta indagato, ndr)». Cardillo concorda: «Già fatto, già fatto, già fatto». Più avanti, in una telefonata tra lonnipresente Romeo e il parlamentare di An Italo Bocchino, più volte questultimo rassicura lamico Romeo sulla "fedeltà" dei suoi consiglieri a un presunto input che Bocchino avrebbe affidato loro, affinché non ostacolassero il cammino del Global Service in Consiglio comunale. Dice Bocchino: «Sono tutti allineatissimi». Dopo qualche giorno, però, i consiglieri di An presentano ben 80 emendamenti in commissione, circostanza che adombra non poco Romeo. E Bocchino si esprime in questi termini su Marco Nonno, lex consigliere (successivamente arrestato e sospeso in seguito allinchiesta sui disordini di Pianura): «Me la vedo io, non ti preoccupare».