Lo storico edificio seicentesco di via Lungarini si trova in stato di forte degrado Il Comune vorrebbe disfarsi di palazzo Sammartino di via Lungarini, la cui superficie è di 3.170 mq., ma le ultime aste sono andate deserte. Non c'è ombra di acquirenti a causa della base troppo alta (1.880.000,00). L'immobile ha i soffitti a cielo aperto e con le piogge invernali rischia di peggiorare le sue condizioni di degrado. E' l'unico edificio comunale di un certo livello che rimane ancora invenduto. Oggi, per dargli dignità occorrono non meno di 5 milioni di euro per un serio restauro. Così nessuno intende imbarcasi in un'avventura di recupero. Se il Comune vuole venderlo veramente deve invogliare gli acquirenti e cederlo ad un prezzo più ragionevole. Un mese addietro c'è stato un timido interessamento del gruppo Scarpello; i noti costruttori, che hanno ridato lustro a palazzo Nuccio, non intendono però pagarlo più di un milione di euro. In quella zona molti privati hanno acquistato immobili valorizzandoli ma quello di via Lungarini rimane la vergogna del quartiere. Alle spalle dell'edificio c'è una lunga storia, degna di questa città piena di contraddizioni, che inizia nel novembre 1997. In quei giorni, in uno dei nostri abituali giri nel centro storico, ci siamo trovati a passare davanti a questo palazzo e notammo alcuni operai piuttosto indaffarati a collocare una grande tabella metallica dove si leggeva e si continua a leggere: «Recupero di palazzo Sammartino- Rammondetta. Ente finanziatore comune di Palermo. Progettisti: Nicola Mineo, Rita Franzitta, Cesare Mazzucca. Impresa esecutrice: Consortile Restauri Italia dei Gammino-Valverde (Ct). Importo contrattuale dei lavori: 4 miliardi 458 milioni. Consegna lavori 4 novembre 1997. Ultimazione 3 novembre 1999». Scrivono i progettisti : «Il restauro si articola in diverse fasi, consistenti: nella eliminazione di tutte le superfetazioni, determinate da un uso improprio del palazzo, che hanno alterato la sua originaria configurazione; nella ricostituzione delle parti mancanti a causa dei crolli, attuata sulla base degli elementi superstiti e dei riscontri documentari». Un tempo l'edificio fu frequentato da parecchi uomini di cultura. Venne edificato nella seconda metà del Seicento da Giovanni Sammartino di Rammondetta e Reggio. Nei primi anni del Settecento la casa passò alla famiglia Migliaccio di Malvagna, che vi apportò alcune prime modifiche. I lavori si intensificarono dopo il 1760 con diversi interventi di Andrea Gigante, un giovane architetto trapanese stabilitosi a Palermo che entrò subito per la sua bravura nel cuore della nobiltà. Venne decorata la grande sala da ballo con gusto classicheggiante e furono create alcune sovrapporte con paesaggi marini alle pareti, affreschi in finto marmo con delicate raffigurazioni floreali. Nel salone azzurro si trovavano quattro bacheche Luigi XIV con all'interno scene campestri in cera. Alcuni studiosi, come Salvo di Pietraganzili, le attribuirono ad Anna Fortino. Le sue opere in cera colorata oggi si trovano in musei, chiese e collezioni private. Nel Museo Diocesano si conserva un «Cristo deposto». Il Mongitore ricorda un presepe donato a Filippo V, che lo apprezzò molto. Una Sant'Agata venne acquistata dalla poetessa Annetta Turrisi Colonna, che la teneva nella sua stanza da letto. Nei primi dell'Ottocento vi si stabilì la famiglia Fileti di Rammondetta, che per alcune esigenze logistiche cambiò l'assetto di alcune stanze. Nel piano nobile venne rifatto il pavimento in maiolica e anche la facciata subì delle trasformazioni. In questo palazzo nacque nel 1829 la poetessa Concettina Fileti. Fattasi adulta, nella cosiddetta stanza delle conversazioni amò accogliere personaggi della cultura palermitana e scrittori di passaggio da Palermo. La Fileti, proprio nella casa di via Lungarini, scrisse in dialetto nel maggio 1860 «Menzi aranci sfacinnati». Ma torniamo all'assetto del palazzo. Dello splendore di un tempo rimangono il cortile interno e il portale con bugne lavorate a spina di pesce. Tre enormi mensole reggono il grande balcone settecentesco ricco di plastici ornati. Altre quattro, laterali, sembrano essere di fattura ottocentesca. Purtroppo, i bombardamenti del '43 hanno reso illeggibile la dimora al suo interno. Da quel momento il degrado è stato galoppante e lo sciacallaggio l'ha fatta da padrone.
SICILIA - Salviamo Palazzo Sammartino
Il palazzo Sammartino di via Lungarini a Palermo è in stato di forte degrado e il Comune vuole venderlo. L'immobile ha una superficie di 3.170 mq. e richiede 5 milioni di euro per un serio restauro. Non ci sono acquirenti a causa della base troppo alta (1.880.000,00). Il palazzo ha una lunga storia, costruito nel Seicento da Giovanni Sammartino di Rammondetta e Reggio, e ha ospitato personaggi della cultura palermitana, tra cui la poetessa Concettina Fileti. Il degrado è stato causato dai bombardamenti del '43 e dallo sciacallaggio. Oggi, il palazzo è l'unico edificio comunale di un certo livello che rimane invenduto.
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