Artigiano massetano patteggia dieci mesi e una multa I carabinieri gli avevano sequestrato anche un metal detector nell'auto GROSSETO. Nel portabagagli era custodito un metal detector. A casa, ordinate nei contenitori, c'erano invece centinaia di monete. Una bella collezione numismatica, con pezzi risalenti all'età romana, ma con provenienza anche dalla Magna Grecia, e medievale, ha messo nei guai un artigiano di Massa Marittima. È stato messo sotto accusa con l'ipotesi di ricettazione di oggetti di interesse archeologico (450 i pezzi sequestrati) provenienti da scavi clandestini. Dieci mesi, 20 giorni e 225 euro di multa la pena patteggiata (e sospesa) da Noè Di Pillo, 48 anni, originario dell'Abruzzo e abitante nelle campagne massetane. A far scattare le indagini era stato il ritrovamento del metal detector nel portabagagli dell'auto di Di Pillo, da parte dei carabinieri del nucleo radiomobile della Compagnia di Massa Marittima, alla fine del febbraio 2007. I militari cercavano altro ma si era poi trovati di fronte a questo strumento, caratteristico di chi esplora il terreno alla ricerca di oggetti metallici: così, sospettando la destinazione d'uso dello strumento, avevano esteso la perquisizione a casa. E avevano rinvenuto l'ingente quantitativo di monete, la maggior parte delle quali erano contenute in appositi contenitori. Autentiche? E di quale epoca? Una prima richiesta di sequestro da parte della Procura non aveva trovato accoglimento da parte del gip del Tribunale, perché non vi era alcun elemento che potesse far risalire alla natura delle monete. Ma in seguito erano arrivati gli esperti inviati dalla Sovrintendenza, che avevano periziato le monete, individuandone il valore e l'epoca, e avevano anche rilevato che su molti dei reperti vi erano incrostazioni terrose: come se queste fossero state prese dal terreno - in epoca più o meno recente - e non sufficientemente pulite. Per questo motivo, alcune settimane dopo, la magistratura aveva disposto il sequestro preventivo del metal decector, ritenendo che vi fosse il fumus dell'ipotesi di un reato connesso alla ricettazione di materiale proveniente da scavi clandestini. Di fronte al giudice Michele Sfrecola, Di Pillo ha preferito non affrontare il dibattimento. Ha delegato il proprio difensore Barbara Fiorini a concordare il patteggiamento con il pubblico ministero onorario Pamela Di Guglielmo. Patteggiamento che ha chiuso la pendenza. Non sarà quindi possibile, almeno dal punto di vista giudiziario, risalire alla provenienza delle monete e al percorso da queste seguito fino al sequestro. Da un punto di vista scientifico, quegli oggetti non hanno dunque significato perché non possono essere contestualizzati. Potranno essere comunque utili in parte, se mai saranno esposte, alla comprensione del mondo antico.