"Senza un piano comunale gli schermi di centro e prima periferia moriranno" Cinema a Firenze, che fare? Il quesito è aperto ma il ritardo già grava pesante sugli interventi che la politica volesse eventualmente considerare. Non ha molti dubbi Stefano Stefani, direttore e programmatore di Fiorella e Flora, multisale dessai per eccellenza in città, titolare di una distribuzione regionale e organizzatore delle affollate anteprime del Verdi. «La divaricazione fra sale di città e multiplex è ormai fortissima: le prime fanno sempre più fatica, i secondi, accorpati a grandi centri commerciali, si sono presi il pubblico giovane. La liberalizzazione delle licenze attuata 12 anni fa dal primo centrosinistra anziché far aumentare le sale ha consegnato lItalia agli oligopoli: sono sbocciati solo multiplex dove già cerano cinema, non li ha portati dove mancavano, causando la sofferenza delle monoschermo nei centri storici come quello fiorentino, che restrizioni di tutela, ma anche degrado, e gravi problemi di mobilità e parcheggi hanno progressivamente isolato rispetto a circolazione, consumi culturali e relazioni. A Firenze il fenomeno è eclatante: negli anni ?70 e ?80 soffrivano le sale della prima periferia, nei ?90 è toccato a quelle del centro, un tempo le più importanti. La politica avrebbe dovuto fare attenzione e leggere in anticipo la mutazione: cinema, teatri, librerie son elementi cruciali del tessuto cittadino. E quando non ci saranno più cinema non li ricostruirà più nessuno perché il vincolo sulla destinazione duso imposto dal Comune nel 2004, dopo il clamore della chiusura del Goldoni, prima o poi cadrà. Oggi quel vincolo riguarda solo alcune sale centrali: Astra 2, Principe, Ciak, Fulgor, Odeon, Gambrinus, Supercinema, ma non quelle in prima periferia come Flora, Manzoni, Fiamma, Portico, Variety, Adriano, Goldoni, Marconi e Colonna. Ribadire il vincolo sarebbe bene ma non credo servirà a molto. La rendita immobiliare è talmente alta che i proprietari ne aspetteranno la caduta per fare dei cinema appartamenti o boutique: lobsolescenza degli immobili non mi pare un problema per loro, si tratterà di riconversioni e non di ristrutturazioni». Soluzioni? «A Bologna lassessore alla Cultura Angelo Guglielmi ha ottenuto la detassazione degli oneri comunali per gli esercenti: anche lassessore Gozzini ne parlò un anno prima delle dimissioni, ma è rimasta lettera morta. A Parigi invece, certo, un esempio inavvicinabile, il comune ha comperato gli immobili dei cinema dessai del centro perché li ha valutati cruciali per la vita civile della città. La stessa strada avviata, in piccolo, quando nell85 la cooperativa LAtelier, gestore dellAlfieri dal ?79, fece acquistare, e a buon prezzo, la sala al Comune. Unaltra lettera morta. Quello che davvero ci vorrebbe ora è, a mio avviso, un piano dinvestimento comunale nel cinema, i dati lo richiedono. In rapporto agli abitanti, la città è ai vertici del consumo nazionale: nel ?93 i biglietti venduti furono 1.961.000 con 22 schermi, nel 2007 1.873.000, solo un 4,4 in meno, con 43 schermi, di cui 11 nuovi solo allo Warner che sul totale 2007 ha avuto 655.000 spettatori. Significativi a mio avviso anche i 180mila biglietti pomeridiani del 2007 acquistati da ultrasessantenni fra centro e periferia». «Il vincolo del Comune sulle sale del centro - fa eco Gloria Germani del gruppo Cinehall - non fa altro che riempire di topi i buchi vuoti e discrimina quelle di periferia. Perché il Comune non segue Bologna: defiscalizzazione per gli esercenti, navette o auto senza lincubo delle multe per le sale in ztl. Da noi sia Comune che Anec, lassociazione esercenti, sul problema delle sale nel centro storico non hanno preso alcuna iniziativa, ed è già dal 1997 infatti il gruppo Cinehall non ne fa più parte». E mentre smentisce con fermezza la chiusura dellAstra 2, Germani spezza una lancia per il multiplex di Novoli che dovrebbe gestire con Medusa: «Non sarà il solito divertimentificio con filmetti da teenager disabituati dalla tv al bel cinema: ci saranno schermi per film di qualità per quarantenni e over. Perciò considero di retroguardia la guerra ingaggiata dagli altri gestori fiorentini. Le altre sale dovranno ripensarsi, trovare nuovi e competitivi modi di proporsi, integrare altre attività. Questo però indipendentemente dal Multiplex, altrimenti sarà la morte del cinema ovunque, anche in periferia. Noi labbiamo già fatto allOdeon, con i film in lingua originale, laffitto della sala alle lezioni di storia la domenica mattina e la "50 giorni" della Mediateca».