Che il Louvre arrivi finalmente a Verona, senza alcuna mediazione, e porti una serie di mostre di cu Che il Louvre arrivi finalmente a Verona, senza alcuna mediazione, e porti una serie di mostre di cui la prima dovrebbe essere dedicata agli Impressionisti, è certamente una bella notizia, che mette fine ad una serie di malintesi, di preoccupazioni, di tensioni che riguardano non tanto gli ambienti culturali della città, quanto il vasto e complesso mondo che interpreta i fatti della cultura come un utile ingrediente per la valorizzazione del turismo. Questa bella notizia segue di poco un'altra bella notizia, che tornerà nel 2009 il Salone dei Beni e delle Attività culturali, anche se, l'anno prossimo, in coabitazione con Venezia. A queste belle notizie ne segue una terza, bella per alcuni, brutta per altri: che il tribunale ha giudicato infondato il ricorso del «Comitato per l'amata Verona» contro la vendita, decisa dal Comune, di Palazzo Forti, perchè «gli odierni ricorrenti non sono prossimi congiunti» di Achille Forti, il lontano donatore. Verrebbe da chiedere, putacaso il Comune decidesse di vendere l'Arena, se nessuno che non fosse prossimo congiunto degli antichi romani che la eressero sarebbe legittimato a formare un comitato per opporsi alla decisione, ma lasciamo stare, «majora premunt», altre considerazioni forse di maggior peso premono. Il fatto è che, seguendo una corrente di pensiero che indubbiamente va per la maggiore, la cultura non è più intesa che come un'esercitazione di carattere quasi letterario, per cui non è acculturato ci fa i «fatti» di cultura, ma chi ne parla, e se si fa qualcosa è soltanto per ripetere, si può tranquillamente dire ricopiare, eventi che hanno avuto successo qua e là per mondo, con l'unico scopo di rinnovare a casa nostra questa affermazione di carattere eminentemente turistico, in base al numero degli spettatori paganti. In questo contesto in cui alla cultura viene attribuita soltanto una funzione ancillare, come fosse una serva fedele e devota al padrone, che si preoccupa soltanto di portare qualche cifra alle statistiche degli arrivi e presenze e qualche conseguente euro, è naturale la presbiopia per cui i luoghi della cultura sono visti soltanto nell'ottica di una resa concreta e immediata, e non considerati come facenti parte di un patrimonio moralmente inalienabile perché affidatoci dai nostri maggiori. Ma a noi rimane la speranza, chissà, se è vero che la collaborazione con il Louvre prevede anche una mostra dedicata a Paolo Veronese, di vedere a Verona finalmente quella spettacolosa pala delle «Nozze di Cana» che al museo parigino occupa un'intera parete, ma che pochi guardano perché attirati da «La Gioconda».
VERONA - il Louvre, le mostre, il Comune
Il Louvre arriverà a Verona senza mediazione e porterà mostre, tra cui una dedicata agli Impressionisti. Questa notizia segue altre due: il Salone dei Beni e delle Attività culturali tornerà nel 2009, anche se in coabitazione con Venezia, e il tribunale ha giudicato infondato il ricorso del Comitato per l'amata Verona contro la vendita di Palazzo Forti. La cultura non è più vista come un'esercitazione di carattere letterario, ma come un'attrazione turistica. I luoghi della cultura sono visti soltanto nell'ottica di una resa concreta e immediata, e non considerati come facenti parte di un patrimonio moralmente inalienabile.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo