La rimozione dei rifiuti per preparare il terreno in via Calchi Taeggi è cominciata in settembre Il progetto parla di parchi, nido con 60 posti, materna con 90 e residenza per disabili I residenti: "La chiamano bonifica ma è solo una superficiale messa in sicurezza" Le ruspe sono già al lavoro da settembre, sollevano fusti di terreno marcio o avvelenato. Il cartellone parla ufficialmente di piano rimozione rifiuti e di bonifica, ma è la definizione in sé che fa imbestialire i residenti. «È solo una messa in sicurezza - accusa Sergio Pennacchietti, del comitato Taeggi, che contesta il programma integrato di interventi - e anche chi pensava di acquistare quelle case ora ha seri dubbi». Gli ambientalisti temono che Calchi Taeggi faccia scuola. «Se passa questintervento - spiega Edoardo Baj, del comitato scientifico di Legambiente - si creerà un pericoloso precedente. Lhinterland milanese e lintera Lombardia è piena di cave che fanno gola agli immobiliaristi. Ce ne sono a Truccazzano, a Segrate, a Bollate? Ci rendiamo conto che affidare la bonifica ai privati che vogliono realizzare gli interventi può convenire ai comuni, che in questo modo evitano spese pazzesche. Ma le bonifiche poi vanno fatte sul serio». Secondo le loro previsioni, in via Calchi Taeggi non si prepara una cementificazione come tutte le altre, ma un esperimento. Ripetibile ovunque lo sfruttamento della terra abbia lasciato le sue cicatrici. La Lombardia vanta più di un record, quanto a inquinamento del sottosuolo: ha il più alto numero di «siti contaminati dinteresse nazionale», definiti così per legge in considerazione delle enormi dimensioni della superficie che occupano, della pericolosità degli inquinanti e dei rischi per la popolazione. Sono sette - dallarea Falck di Sesto San Giovanni al polo chimico di Pioltello - e sono quasi tutti interessati da progetti di bonifica ancora in alto mare. Tra le sette bombe ecologiche lombarde cè anche larea dei gasometri alla Bovisa, imbevuta di arsenico: anche lì saranno i privati ad accollarsi le incalcolabili spese di bonifica, prima di costruire la nuova cittadella della ricerca. Un altro primato lombardo riguarda le cave abbandonate: sono 2542. A Milano alcune di queste cave sono già state oggetto di interventi edilizi - anche se non in maniera così massiccia come in via Calchi Taeggi - «in totale assenza di messa in sicurezza», ha accusato - durante un incontro tecnico proprio sul caso Calchi Taeggi - Annalisa Gussoni, la dirigente comunale responsabile delle bonifiche. Che ha citato i casi della cava di piazzale Kennedy, lex cava cascina Cristina e le ex cave Forlanini e via Quarenghi. Costruire su una discarica, dunque, da eccezione potrebbe diventare presto la norma. Deludendo chi invece credeva che sulle vecchie buche colmate potessero crescere giardini. Gli abitanti del quartiere Bisceglie speravano che al posto del futuro quartiere potesse nascere il parco dei Fontanili e ora si ritroveranno torri e palazzi. Ogni angolo di questo quartiere racconta di un braccio di ferro tra amministrazione e palazzinari contro cittadini. Via del Cardellino, anni fa, è stata occupata dai residenti che sono andati lì persino con le tende e alla fine lhanno avuta vinta. In via Val Bavona è nato un comitato che si sta battendo per evitare opporsi ad altri palazzi ma le gru stanno già lavorando. «Stiamo combattendo per il parco Colombo», dice fiero un residente deciso alla lotta contro tre torri in fase di realizzazione. Ma la guerra, alla fine, la stanno vincendo i grattacieli. Le strade si colorano dei loghi delle multinazionali - per una via intera campeggia il rosso Vodafone - e di enormi cartelli che propongono uffici in affitto. «A volte - dicono i residenti - restano vuoti per mesi». Lultima battaglia, però, si combatte sulla cava di Gerenzano. Chi vuole costruire cerca di indorare la pillola: ci saranno spazi verdi, parchi, un asilo nido con 60 posti, una scuola per linfanzia con altri 90 posti e si prevede anche una residenza sanitaria per disabili. A chi protesta dal Comune dicono: «Preferite che lì, in quel campo abbandonato, ci vadano i nomadi?». «Qui i nostri bambini sono sempre cresciuti tranquillamente - replica Francesco Rollo, del comitato dei residenti - le preoccupazioni le abbiamo ora. Costruire su una discarica significa sottoporre larea, anche dopo la messa in sicurezza, a una continua manutenzione e a un attento monitoraggio: chi si farà carico di queste spese?». Pennacchietti, è sicuro che tutto - dallefficienza delle barriere al monitoraggio delle reti di captazione dei gas - ricadrà sullacquirente della casa. Saranno loro a pagare i costi dellinquinamento e non chi ha riempito quellarea di veleni, non chi ha speculato». Nella convenzione, infatti, si legge che «dal prezzo di cessione convenzionato sono escluse le spese aggiuntive per leventuale esecuzione di fondazioni e opere speciali strutturali, opere di bonifica dei terreni». Pennacchietti ne trae la sua morale: «Si parla tanto del principio secondo cui chi inquina paga. Ecco, questo è lesatto contrario».
MILANO - URBANISTICA: Il quartiere in guerra con le ruspe "Non siamo cavie da esperimento"
In via Calchi Taeggi, a Taeggi, è iniziata la rimozione dei rifiuti per preparare il terreno per la costruzione di un parco, un nido con 60 posti, una materna con 90 posti e una residenza per disabili. I residenti contestano il programma, che chiamano "bonifica" ma che considerano solo una messa in sicurezza. Gli ambientalisti temono che questo esempio possa creare un precedente per la costruzione su discariche. La Lombardia ha più di un record per inquinamento del sottosuolo, con sette siti contaminati d'interesse nazionale. I privati potrebbero essere incaricati di affrontare le spese di bonifica, come accaduto in altri casi.
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