Ricorso al Tar del Lazio contro la proposta della Soprintendenza per i Beni architettonici di Roma di imporre il vincolo all'intera area dove sorgeva il Velodromo di Roma, demolito il 24 luglio scorso per ragioni di sicurezza. A ricorrere "Aquadro me spa", partecipata al 49 per cento da Eur spa, società destinata a gestire la «Città dell'acqua e del benessere», futura infrastruttura che comprenderà servizi sociali e socio sanitari, strutture scolastiche, centro anziani, una ludoteca e nuovi uffici destinati al Municipio XII. ieri è stata discussa la richiesta di sospensione della comunicazione; oggi, la pubblicazione dell'ordinanza del Tar. Secondo i ricorrenti «la procedura d'imposizione del vincolo - dicono i legali, Stefano Gattamelata e Paolo Berruti - impedisce di svolgere i sopralluoghi e gli interventi per togliere le macerie e per potere realizzare il progetto della Città». Non solo; a loro avviso, «la decisione della Soprintendenza confligge con quanto dalla stessa affermato sottoscrivendo l'accordo di programma: ovvero che il bene Velodromo non ha interesse monumentale, con l'auspicio del mantenimento dell'idea progettuale originaria. Cosa che, è stato regolarmente fatto». Sul progetto, il 15 gennaio sarà discusso nel merito un altro ricorso: quella della società «Leonardo», gruppo di imprese escluse dal concorso per la progettazione.