Lo sfratto ingiunto alla storica libreria Colonnese, ospitata da cinquant'anni in locali del conservatorio di San Pietro a Maiella, da braccio di ferro si trasforma in partita a scacchi. Scende in campo Italia Nostra e scrive ai due ministri competenti (Urbani e Moratti) per ottenere che si pronuncino formalmente sul vincolo di destinazione che salverebbe la libreria dalla chiusura. Ed accusa l'Avvocatura dello Stato di decidere sul vincolo a dispetto di un marchiano conflitto d'interessi. I fatti. Dalle bordate di settemila firme pro-libreria, dalle salve di appelli degli intellettuali che ha messo d'accordo addirittura il ministro per i Beni Culturali Giuliano Urbani ed il suo ex sottosegretario Vittorio Sgarbi, dalle controrepliche del mostro sacro Roberto De Simone («ha ragione il Conservatorio»), si passa al fioretto di parata e risposta. C'è stata la novità del sovrintendente che, almeno di questo lo si accusa, mette la pietruzza nell'ingranaggio chiedendo un parere sul vincolo proprio all'Avvocatura dello Stato che ha intimato lo sfratto. Non è più il momento delle agitazioni, degli appelli, delle bandiere e degli affetti. La questione è ad una stretta. Perché dal punto di vista procedurale parrebbe segnata. Così Guido Donatone, a nome di Italia Nostra, l'associazione fra privati che lavora per la tutela anche del patrimonio artistico e storico, tenta la mossa del coinvolgimento diretto del governo per risollevare le sorti degli editori Colonnese. Scrive, Donatone, a Giuliano Urbani, che come privato cittadino s'è già espresso, ed a Letizia Moratti, ministro per l'Istruzione alla quale si chiede di chieder conto al presidente del conservatorio «dell'accanimento con cui persiste nell'impopolare disegno di sfratto». Lamenta, Donatone, che la vicenda sia stata affidata proprio ad una parte in causa. «Dobbiamo constatare purtroppo che, mentre il Sovrintendente ai Beni architettonici, architetto Guglielmo, aveva espresso la sua motivata proposta di vincolo sulla libreria, il sovrintendente regionale, professor De Caro, invece di inoltrare la proposta di vincolo al ministero, ha deciso di sospenderla ponendo un quesito alla locale avvocatura distrettuale sulla legittimità del vincolo stesso. Tutto ciò è quanto meno sorprendente perché l'Avvocatura dello Stato è lo stesso organo che ha intimato lo sfratto». Il parere negativo al vincolo, afferma Donatone, era nell'ordine dell'ovvio. «È evidente che si configura un conflitto di competenza». Donatone torna anche alla mozione degli affetti: «A Napoli, provocare la perdita di una libreria come quella dei Colonnese equivale alla demolizione di una chiesa».