A NAPOLI il turismo, in profonda crisi, è al centro di polemiche tra istituzioni, operatori ed esperti. Le polemiche si incentrano sempre sugli stessi temi: mancanza di programmazione da parte degli organi preposti al governo del settore, scarsa professionalità degli imprenditori, cattiva gestione dei siti archeologici e museali. Sullo sfondo di questo dibattito, purtroppo ripetitivo e per lo più sterile, si osserva una situazione sempre più critica per una città che vorrebbe essere o comunque ridiventare turisticamente importante. D'altro canto, in un'epoca di crisi mondiale del turismo, dovuta soprattutto alle drammatiche vicende dell'economia, c'è comunque chi, per una minore capacità di reazione di fronte a fenomeni recessivi, è costretto a pagare un prezzo più elevato. La Campania negli ultimi due anni ha perso circa un quarto del movimento complessivo dì visitatori, collocandosi in coda a tutte le altre regioni e risultando così decisiva, in negativo, del deludente andamento nazionale del settore. In proposito, sembra appropriato citare il ministro Bondi che di recente, per spiegare il calo dei visitatori dei nostri musei, ha posto in rilievo il peso estremamente negativo esercitato dal dato della Campania, che nei primi sei mesi del 2008, con il suo 16 circa di decremento, ha contribuito in larga misura a deprimere il risultato nazionale (-2,6). La caduta verticale dei flussi di turisti e frequentatori dei siti museali rappresenta, in sostanza, la testimonianza più diretta di una delle stagioni turisticamente più sconfortanti del nostro territorio. Ancora una volta, c'È dunque da chiedersi cosa sarebbe necessario e urgente promuovere per uscire dalla crisi. La risposta non è molto differente da quella già data in passato: occorrerebbe formulare e realizzare un programma serio di rilancio, di respiro pluriennale, avendo ben chiari gli obiettivi concretamente raggiungibili e le risorse disponibili. Alla base di questo piano vi dovrebbe però essere una buona organizzazione, capace di operare con un efficace gioco di squadra da parte di tutti gli attori coinvolti. In un disegno del genere fondamentale risulta la partnership privato-pubblica, sia per il migliore funzionamento delle strutture turistiche, sia per la gestione di servizi strettamente funzionali alla cultura dell'accoglienza. A tale proposito, non può non colpire il giudizio molto negativo formulato dal nuovo supermanager dei musei, Resca, dopo la sua visita all'Archeologico. La denuncia di inammissibili carenze di servizi essenziali e della precaria manutenzione di certe strutture rafforza la convinzione che una maggiore partecipazione dei privati, sotto il controllo pubblico, possa contribuire in modo risolutivo, al miglioramento dell'efficienza di gestione di siti museali, peraltro unici al mondo. Ma è indubbio che un programma specifico per il turismo è destinato a produrre risultati insoddisfacenti ss non si accompagna ad uno sforzo di miglioramento sostanziale delle condizioni del territorio. Pulizia, igiene, sicurezza e arredo urbano rappresentano premesse essenziali per l'avvio di qualsiasi politica di sviluppo del turismo. È certo che un territorio inospitale non può mai candidarsi a diventare meta di flussi crescenti di visitatori. Sotto questo aspetto ritorna l'esigenza di fare squadra e di coinvolgere, nella realizzazione di interventi obiettivamente complessi, tutti gli organi responsabili, direttamente e indirettamente, dell'economia cittadina e regimale. La governance del sistema deve cioè riuscire a valorizzare i rapporti di collaborazione sul piano non solo locale, ma anche nazionale, fondando sulla comune convinzione che Napoli e la Campania possono ritornare a giocare un ruolo importante nel turismo nazionale.
NAPOLI - Improvvisazione e scarsa intesa
Il turismo a Napoli è in crisi, con una perdita significativa di visitatori e frequentatori dei siti museali. La situazione è aggravata dalla crisi economica mondiale del turismo. La Campania ha perso circa un quarto del movimento complessivo di visitatori negli ultimi due anni. Il ministro Bondi ha sottolineato il ruolo negativo della Campania nel calo dei visitatori dei musei. Per uscire dalla crisi, è necessario un piano di rilancio a lungo termine con obiettivi concreti e risorse disponibili. La partnership tra privato e pubblico è fondamentale per il miglioramento dell'efficienza di gestione dei siti museali.
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